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La
città di Loreto si
trova a 127 mt s.l.m. - a 27 Km da Ancona - a 5 Km dal mare e vi si può
giungere con:
Autostrada A14 Bologna - Canosa, uscita di Recanati-Loreto
Ferrovia Milano - Lecce, stazione di Loreto
Aeroporto di Falconara ( Km 33 )
Porto di Ancona ( Km 27)
Strada Statale 77 - Val di Chienti
Strada Statale 16 - Adriatica
La città è nota in
tutto il mondo grazie al Santuario mariano dove si conserva e si
venera la Santa Casa della Vergine Maria, trasportata da Nazaret nel 1294.
La
casa della Madonna a Nazaret era costituita di tre povere pareti in pietra
addossate e poste come a chiusura di una grotta scavata nella roccia. La
grotta è tuttora venerata a Nazaret, nella basilica dell’Annunciazione,
mentre le tre pareti di pietra, dopo la cacciata dei cristiani dalla
Palestina da parte dei Musulmani, sono state salvate dalla sicura rovina e
trasportate prima a Tersatto, nell’odierna Croazia, nel 1291 e poi a
Loreto il 10 dicembre 1294.
Circa le modalità della ‘venuta’ a Loreto della
Santa Casa di Nazaret si è imposta per lunghi secoli la versione
popolare del suo trasporto miracoloso, “per ministero angelico”. La
ricerca storica degli ultimi decenni, in base a reperti archeologici e
numerose prove documentali più obiettive e consistenti,
possiede convincenti riscontri per affermare che la Santa Casa di
Loreto, come del resto tante altre preziose reliquie della Terra Santa, è
stata trasportata per nave, al tempo delle crociate. La versione popolare
del trasporto ‘per mano di angeli’ con ogni probabilità è nata dal
fatto che nella vicenda hanno svolto un ruolo chiave e primario i regnanti
dell’Epiro, appartenenti alla famiglia Angeli, come risulta da un
documento notarile del 1294, scoperto recentemente. Gli studi degli
ultimi decenni, condotti da esperti, confermano la tradizione lauretana e
l'origine palestinese delle pietre della Santa Casa, che risulta tra
l’altro un manufatto estraneo agli usi edilizi marchigiani. I raffronti
tecnici e architettonici dimostrano che le tre pareti della Santa Casa di
Loreto si connettono bene con la grotta esistente a Nazaret e con gli
altri edifici di culto costruiti sulla casa della Madonna nei primi secoli
d. C. Le pietre della Santa Casa sono lavorate e rifinite secondo l'uso
dei Nabatei, un popolo che ha esercitato il suo influsso anche nella
Galilea fino ai tempi di Gesù. Sulle pietre si conservano inoltre
numerosi graffiti e incisioni tipici delle comunità giudeo-cristiane
presenti solo in Palestina prima del V secolo.
Tutto quanto c'è di bello e di artistico a
Loreto si è sviluppato intorno a queste umili pareti di pietra
ristrutturate a modo di casetta o piccola chiesa. Oltre alla sontuosa
basilica, abbellita da grandi
artisti, le stesse pareti della Santa Casa sono racchiuse da un artistico
rivestimento marmoreo, uno dei più grandi capolavori scultorei dell'arte
rinascimentale. Esso racchiude
la Santa Casa come uno scrigno che contiene perle preziosissime: si tratta
delle povere pareti legate ai ricordi più cari al cuore della cristianità.
Qui fu annunziato il mistero dell'incarnazione, qui ebbe inizio la storia
della salvezza con il sì di Maria all'annuncio dell'angelo; queste pietre
sono state santificate dalla presenza e dalla vita quotidiana della Santa
Famiglia e sono testimoni mute e perenni del passaggio del Figlio di Dio
sulla terra.
Per
sette secoli milioni di pellegrini hanno sostato in preghiera in questa
casa benedetta, sotto lo sguardo benedicente di Maria in atto di
consegnare ancora Gesù al mondo. Maria ha accolto e continua ad
accogliere tutti i suoi figli nella sua casa e nel suo cuore di Madre. Tra
queste pareti hanno sostato anche personaggi illustri, soprattutto tanti
santi e pontefici.
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La
chiesa dei Cappuccini di Chivasso, dedicata alla Madonna di Loreto,
vanta una antica storia di viva devozione popolare.
Nella regione detta "Fontane di Loreto", al Belvedere, esisteva
un pilone con l'immagine della Vergine Lauretana, venerata dagli abitanti
di Chivasso.
Per volontà popolare, nel 1562 le autorità disposero la costruzione di
una chiesa, portata a termine nell'agosto 1566, includendovi la venerata
immagine della Madonna di Loreto.
Nel frattempo essendo deperita l'antica pittura, il vicario di Chivasso
Bra fece scolpire una statua, delle stesse dimensioni del dipinto.
Il nuovo simulacro, esposto alla venerazione, si conserva tuttora nel
Santuario dei Cappuccini.
Nel 1573 la Chiesa ampliata e aperta al pubblico il 7 settembre, veniva
custodita da un eremita a cui subentrò nel 1614 il nobile Matteo Bosio,
il quale vestì l'abito cappuccino assumendo il nome di Fra Arcangelo.
Il 10 maggio del 1624 i Cappuccini presero la cura della Chiesa e al posto
del romitorio costruirono un convento. Durante la guerra 1639-40 gli
edifici andarono in rovina.
Il 18 ottobre 1643 fu scelto un sito più salubre per la ricostruzione.
E' lo stesso dove sorge l'attuale convento e Chiesa. A lavori compiuti,
l'immagine della Madonna di Loreto fu trasportata con grande solennità
nella nuova Chiesa (1643) e collocata sull'Altare.
Nel 1655 fu aperta una strada lunga oltre 500 metri che conduceva ai
Cappuccini.
Nel 1756 fu collocato l'artistico tronetto e il tabernacolo, pregevole
opera di ebanisteria attribuibile all'ambito di Piero Piffetti. Il
convento subì le due soppressioni, quella napoleonica nel 1802 e quella
piemontese nel 1867.
La chiesa tuttavia restò aperta al culto.
Nel 1897, per iniziativa di P. Raimondo da Villafranca, su disegno dell'Ing.
Mottura, venne eretta l'attuale magnifica Chiesa sul luogo di quella
precedente. L'affresco sulla volta - raffigurante il trasporto della Santa
Casa di Nazareth a Loreto - fu realizzato da Luigi Morgari.
Il 29 settembre 1928 il Vescovo d'Ivrea Mons. Filippello la dichiarava
Santuario Diocesano ed il 30 giugno 1940 il Vescovo Mons. Rostagno
incoronava l'immagine con grande concorso di popolo.
Nel 1933 il Convento fu anche adibito a luogo di noviziato dei Cappuccini.
Nel 1982 il Santuario Madonna di Loreto divenne Parrocchia affidata alla
cura pastorale di P. Pier Aldo Delfino e successivamente di P. Cesare
Vittonato e P. Domenico Serena.
Dal 20 settembre 1992 P. Bruno Caminale è il Parroco della Comunità che
comprende le chiese: "Madonna di Loreto" ai Cappuccini, "Gesù
Bambino" a Betlemme, "Presentazione della B.V. Maria" ai
Torassi. I due ovali ad olio su tela che fiancheggiano l'Altar Maggiore
sono opera di scuola piemontese del diciottesimo secolo. A destra è
raffigurato S. Giuseppe da Leonessa ed a sinistra S. Fedele da Sigmaringen.
San Giuseppe da Leonessa
Giuseppe nacque a
Leonessa (Rieti) nel 1556. Entrò nell'Ordine dei Cappuccini, divenne
sacerdote e condusse una vita di grande austerità. Inviato a
Costantinopoli per costruirvi una missione, si adoperò per confortare e
liberare gli schiavi inermi; venne perciò incarcerato e torturato. La
tradizione vuole che egli sia stato salvato miracolosamente da un angelo.
Ritornato in Italia, si prodigò per la conversione dei peccatori e per
togliere scandali e abusi che erano numerosi tra il popolo cristiano. Morì
ad Amatrice (Rieti) il 4 febbraio del 1612.
San Fedele da
Sigmaringen
Marco Rey nacque a Sigmaringen (Germania) nel 1577. Dopo gli studi di
diritto a Friburgo in Germania, esercitò la professione di avvocato con
un tale amore alla giustizia da essere chiamato "l'avvocato dei
poveri". Entrato tra i Cappuccini con il nome di Fedele, nel 1612 fu
ordinato sacerdote.
Per dieci anni, su incarico della Sacra Congregazione di Propaganda Fide,
si prodigò con ardore contro l'eresia dilagante in Germania del Sud e
nella Svizzera. Il 24 aprile 1622 fu fermato da alcuni eretici che lo
volevano costringere a rinnegare la fede cattolica. "Io non ho paura
della morte, rispose, io difendo la verità che hanno difeso i
martiri". E coronò con il martirio una vita ricca di virtù. E' il
protomartire della Sacra Congregazione di Propaganda Fide. |
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Itinerari turistico-religiosi a Loreto |
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Vanno di pari passo la
storia della S. Casa e quella della città; dal XIV secolo si sviluppò
infatti, vicino alla piccola casetta, che secondo la tradizione è la
casa della Madre di Gesù, un piccolo borgo che è diventato l’attuale
cittadina. Dal 1294, data accreditata del trasporto a Loreto della
reliquia, si sviluppò subito una forte devozione alla Madonna che nei
secoli portò alla costruzione di un grande Santuario. In tale
costruzione si sono raccolti nel tempo innumerevoli tesori d’arte che
hanno contribuito a rendere Loreto punto d’incontro di scuole e
tendenze diverse. Le numerose
testimonianze d’arte iniziano con gli affreschi della S. Casa, di
scuola umbra, XIV sec., ma soprattutto è dalla seconda metà del 1400
che a Loreto vengono realizzate, soprattutto da parte del papato, grandi
opere di carattere religioso, civile e militare. Sopra
a tutte la costruzione dell’attuale basilica sulle rovine di una
precedente chiesa; alla direzione della fabbrica vengono chiamati
architetti famosi da Bramante ad Andrea Sansovino e Antonio da Sangallo
il Giovane fino a Baccio Pontelli, via via fino al campanile innalzato
da Luigi Vanvitelli. Altri illustri architetti si susseguirono per la
costruzione del Palazzo Apostolico e della fontana con i suoi bronzi.
Scultori e pittori abbellirono poi l’interno e l’esterno della Santa
Casa e della stessa Basilica, da ricordare la Sala del Pomarancio o del
Tesoro che presenta la volta stupendamente affrescata da Cristoforo
Roncalli. Grandi bastioni pentagonali furono infine costruiti nella metà
del XVII secolo a difesa della città e della sua basilica.
Da visitare (Tratti da
"Guida rapida d’Italia" Volume 3, del Touring Club Italiano
- Edizione 1995)
Piazza della Madonna.
Si apre monumentale davanti al santuario, ornata al centro da
un'elegante fontana di Carlo Mademo e Giovanni Fontana (1604-14), con
decorazioni bronzee degli Jacometti (1622) . La cinge in parte
l'imponente palazzo Apostolico, a portico e loggia, del sec. XV, nel cui
interno alcune sale sono adibite a Museo-Pinacoteca. Santuario
della Santa Casa. Uno dei più famosi santuari mariani, meta di
numerosissimi pellegrinaggi. La basilica fu iniziata nel 1468 in forme
gotiche e continuata poi, in forme rinascimentali, da Giuliano da Maiano,
Baccio Pontelli, Giuliano da Sangallo, Francesco di Giorgio Martini,
Bramante, Andrea Sansovino e Antonio da Sangallo il Giovane. La
facciata, preceduta dalla bronzea statua di Sisto V, di Antonio Calcagni
e Tiburzio Vergelli, è del tardo rinascimento (1571-87); vi si aprono
tre mirabili porte in bronzo e bassorilievi (1590-1610). Il singolare
campanile è di Luigi Vanvitelli ( 1750-54 ).Interno, di struttura
gotica, è a tre navate su pilastri, con transetto e presbiterio
triabsidati. Sotto la cupola, ricoperta di pitture di Cesare Maccari (
1907), è la Santa Casa, che ha un magnifico rivestimento marmoreo
ornato di statue e rilievi, eseguiti nel sec. XVI sotto la direzione di
G.C. Romano, Andrea Sansovino e Antonio da Sangallo il Giovane, e
quattro porte in bronzo del '500; nell’interno, dalle nude pareti,
all'altare, la statua in legno di cedro della Madonna col Bambino
(rifatta dopo l'incendio del 1921). In fondo alla navata destra è la
sagrestia di S. Marco, con cupola ornata di affreschi di Melozzo da Forlì
e Marco Palmezzano (1477). Nel braccio destro del transetto si trova la
sagrestia di S. Giovanni, decorata di affreschi di Luca Signorelli
(1479). La cappella centrale (Tedesca) della parte absidale ha un ciclo
di affreschi (Vita di Maria). di Ludovico Seitz (1908). Nel transetto
sinistro, la sagrestia di S. Luca ha nella lunetta una terracotta
robbiana (S. Luca) attribuita a Benedetto da Maiano (armadi intarsiati
del '500). Nella cappella Francese, bel lampadario del '500, e nella
cappella vicina, Crocifisso ligneo di Innocenzo da Petralia ( 1637) .
Nella la cappella sinistra, fonte battesimale di bronzo, del primo '600.
Sala del Pomaranclo o del Tesoro. Usciti dalla basilica, dal fondo della
navata sinistra, attraverso la sala Pio Xl (libreria e articoli
religiosi) si accede alla sala, del 1605, la cui volta è affrescata da
Cristoforo Roncalli, detto il Pomarancio (Vita di Maria, Profeti e
Sibille; 1610), del quale è anche la Crocifissione, all'altare. Si
faccia il giro esterno del santuario. per ammirare la complessa,
poderosa parte absidale, alla quale Baccio Pontelli diede l'aspetto di
fortezza, e la slanciata cupola di Giuliano da Sangallo. Dal vicino
belvedere, bel panorama da Castelfidardo a Porto Recanati. Poco sotto è
un vasto cimitero di guerra polacco. Museo Pinacoteca. Occupa il primo
piano del lato ovest del Palazzo Apostolico; in 12 sale sono ordinati
mobili, dipinti, arazzi e ceramiche. Di particolare interesse un gruppo
di dipinti di Lorenzo Lotto e la collezione di ceramiche da farmacia,
composta da tre raccolte, di cui quella di maggior pregio proviene dalla
bottega urbinate di Orazio Fontana (sec. XVI).
Alle
origini della spiritualità nella Marca
La prima testimonianza
di una comunità religiosa nelle Marche risale a sant'Agostino (425) e
riguarda Ancona. Tuttavia vi è ipotizzabile la presenza di una comunità
cristiana già dal I secolo dopo Cristo.
La vicenda bizantina
nel litorale medio Adriatico e la creazione di un vero e proprio stato (I'Esarcato
di Ravenna prima e la Pentapoli poi, che inclusero le città di Ancona
Osimo, Senigallia, Fano, Pesaro, Rimini e Ravenna) dipendente da
Costantinopoli, permisero di mantenere contatti con la civiltà classica
anche in Medioevo avanzato. Monumenti insigni del romanico di Ancona,
sono certamente il duomo di San Ciriaco (847), la chiesa di Santa Maria
della piazza nonché la stupenda abbazia di Santa Maria di Portonovo (IX
sec.). D'obbligo è la visita al duomo e alla città di Osimo, per poi
riprendere il percorso costiero con la visita della città di Senigallia
(la rocca e la bella pala del Perugino), di Fano, che conserva mirabili
vestigia romane come l'arco di Augusto e una predella dipinta da un
giovanissimo Raffaello Sanzio, e la città di Pesaro in cui si possono
visitare gli affreschi di San Decenzio, il bel duomo e la celebre pala,
detta appunto di Pesaro, dipinta da Giovanni Bellini.
La diffusione di un
rinnovato vigore spirituale in età romanica è testimoniata, nelle
Marche, dalla imponente presenza abbaziale. La corrente spirituale
lombarda, ad ogni modo fu quella che maggiormente vi consolidò la sua
presenza. Non escludendo tuttavia infiltrazioni di origine meridionale
o, addirittura orientale.
E' in particolar modo
nella Val di Chienti che si sviluppa, a partire dalI'abbazia di Rambona
(IX sec.) una vasta teoria di testimonianze architettoniche e pittoriche
del ciclo romanico.
L'itinerario si snoda
così tra gli splendidi e variegati motivi di Santa Maria piè di
Chienti (936), San Claudio al Chienti (IX sec.), Santa Maria di
Chiaravalle di Fiastra (abbazia cistercense del 1142), San Nicola di
Tolentino, con i suoi preziosi affreschi del gotico riminese, la già
citata abbazia di Rambona a Pollenza e, per finire, quella di San
Lorenzo al Lago di Fiastra.
L'itinerario,
trascorrendo sulla direttrice che da Loreto procede verso l'Umbria ed
Assisi, compie un incomparabile percorso nell'intimità spirituale
centro-italiana.
La
Vallesina ed il monachesimo Camaldolese: itinerario abbaziale nel corso
dell'Esino'
L'itinerario monastico
della Vallesina è certamente il più poliedrico in merito agli stili ed
alle influenze che vi hanno trovato espressione.
L'opera di San
Romualdo, fondatore dell'ordine Camaldolese e sepolto nella omonima
abbazia di Poggio San Romualdo, è tuttavia quello che denuncia la più
forte presenza. Testimonianza ne è il bellissimo eremo camaldolese di
Fonte Avellana a Serra Sant'Abbondio, che ebbe l'onore, tra i molli di
ospitare Dante Alighieri e di accogliere gli ultimi giorni del celebre
Guido d'Arezzo.
Testimonianza
cistercense di grande interesse è invece l'elegante abbazia di Santa
Maria in Castagnola a Chiaravalle. Mentre quella di San Vittore a Genga
è un esempio unico perfetto di chiesa deuterobizantina a croce greca.
L’itinerario include la visita alla antica Roccacontrada (Arcevia)
città fondata dai Franchi di Carlo Magno nell'VIII secolo. La città
conserva documenti di straordinario valore artistico tra i quali
spiccano la collegiata di San Medardo ed opere di Luca Signorelli e Luca
della Robbia.
La visita alla città
di Fabriano, che conclude il nostro percorso, dà l’opportunità di
visitare la chiesa dei Santi Biagio e Romualdo ed il bel palazzo del
Podestà.
la
spiritualità Cortese dei Crivelli: itinerario tra la Marca Firmana ed
Ascoli Piceno
La spiritualità del
gotico cortese disegna nell'ascolano un itinerario di tutto riguardo:
quello delle opere dei fratelli Carlo e Vittore Crivelli.
La prima tappa è
certamente Ascoli Piceno in cui si possono visitare le bellissime chiese
romanico gotiche di San Francesco, San Gregorio, Sant'Emidio ed il
battistero ottagonale.
In particolare a
Sant'Emidio è possibile contemplare il polittico dei Crivelli, per poi
completare la visita nella pinacoteca civica.
Sulla scia dei
capolavori dei due pittori veneti, il viaggio continua tra Ripatransone,
Cupramarittima Montefiore dell'Aso ché oltre a custodire i pregevoli
dipinti, conservano centri storici intatti nel loro fascino medievale,
ricchi di testimonianze ancor oggi visibili.
Una visita d'eccezione
è quella di Santa Maria della Rocca ad offida, una delle più belle
abbazie romanico-gotiche della regione che conserva importanti affreschi
di scuola bolognese (sec. XIV). L'itinerario si conclude nella
antichissima città di Fermo, che conserva il bel duomo romanico dal
celebre rosone la bella pinacoteca civica e l'inestimabile biblioteca
ricca di oltre trecentomila volumi tra i quali molti codici ed
incunaboli.
Loreto
e la tradizione europea del pellegrinaggio nella Marca
La luce che il culto
marinaio ha condotto in Europa attraverso secoli di profonda e sincera
devozione, il lustre e popolare, ha reso la Santa Casa meta permanente
delle anime alla ricerca della Verità. Ed è la Grazia stessa di cui
questo luogo e fondamentale portatore, ad indicare ai devoti la Via che
attraverso lo Spirito Santo, conduce direttamente al mistero
dell’incarnazione cristiano. Le opere d'arte con cui i pontefici hanno
voluto magnificare un tale luogo possono apparentemente contrastare con
la semplicità interiore delle pareti della Santa Casa: in realtà esse
non fanno che riflettere con le parole dell'arte il senso che i più
grandi ingegni del Rinascimento da quelle povere mura furono capaci di
trarre.
A Loreto furono
pellegrini Cartesio, Mozart, Rabelais, Montaigne Goethe (padre),
Casanova, Cagliostro e persino un marinaio inviato da Cristoforo Colombo
per sciogliere un voto fatto sulla Pinta. Qui Marcantonio Colonna rese
grazie per la vittoria di Lepanto. Il rivestimento marmoreo della Santa
Casa disegnato dal Bramante e scolpito dal Sansovino, la cupola del
Sangallo, i cinquecento vasi da farmacia di Orazio Fontana donati dai
duchi di Urbino, le opere del Lotto e del Pomarancio, del MeIozzo e del
Signórelli, dei Brandani e degli Zuccari ne fanno meta privilegiata
anche dell'arte.
Itinerario
nella spiritualità del Rinascimento Marchigiano
La spiritualità del
"principe" si espresse nelle Marche del Rinascimento,
attraverso il gusto artistico diffuso dalla corte feltresca di Urbino.
Momento insuperato di
questo raccoglimento mistico dell'Uomo moderno di fronte alla Natura, è
la cappella del perdono nel palazzo ducale di Urbino, che affianca il
celebre studiolo in cui il duca Federico meditava sulle scienze e le
arti terrene. La spiritualità nell'arte dei Montefeltro è
brillantemente tradotta dalla Madonna di Senigallia e dalla
Flagellazione, opere del pittore Piero della Francesca oggi custodite
nel palazzo ducale di Urbino. L'itinerario prosegue a Fano, dove, ai
piedi della pala del Perugino in Santa Maria Nuova, è possibile
ammirare la bellissima predella dipinta da un giovanissimo Raffaello
Sanzio (nato ad Urbino nel 1483). La visita procede all'eremo di
Montegiove di Fano e al convento delle Grazie di Senigallia, dov'è
custodita un'altra celebre pala del Perugino. Sempre a Senigallia, C!
d'obbligo la visita alla rocca, testimone dei celebri fatti descritti
dal Machiavelli, in cui il Valentino fece strage dei suoi oppositori
politici. La pinacoteca di Jesi custodisce la bellissima S. Lucia
dipinta dal Lotto. Ad Arcevia si possono visitare le belle pale del
Signorelli, ed è infine possibile raggiungere San Severino che nella
pinacoteca civica custodisce il capolavoro del Pinturicchio: La Mater
Pacis.
Le
personalità dello spirito nella Marca
Un interessante
itinerario è quello che, nella Marca, coinvolge i luoghi in cui ebbero
origine o trovarono estrema dimora, i grandi autori spirituali e
politici, della storia della Chiesa. Personalità eminenti del percorso
politico ecclesiastico sono certamente due pontefici che lasciarono un
segno indelebile della loro personalità nella storia universale: Sisto
V e Pio IX. Sisto V, al secolo Felice. Peretti, nacque a Grottammare nel
1521, e fu uno tra i più energici costruttori del tardo rinascimento.
L'opera urbanistica che per suo merito coinvolse le Marche disegna nella
regione la volontà di realizzare una serie di città ideali che
ritrovano i loro modelli in Loreto, Fermo e Caldarola.
Papa Pio IX, al secolo
Mastai-Ferretti, nacque invece a Senigallia nel 1792: restò celebre per
le speranze che fu in grado di accendere nel primo Risorgimento, presso
i patrioti italiani e per essere stato colui sotto il quale il potere
temporale pontificio dell’Italia centrale si spense ad opera
dell'intervento piemontese nelle Marche con la battaglia di
Castelfidardo. Illustri personalità dello spirito di cui è possibile
visitare i sacrari che ne custodiscono le spoglie mortali, sono i
santuari di San Nicola di Tolentino (meta di numerosi pellegrinaggi) e
quello di San Giuseppe da Copertino ad Osimo protettore degli studenti.
Una visita particolare della città che vide la vita e le opere di Santa
Maria Goretti: la incantevole Corinaldo.
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Giovanni Paolo II nella
Lettera per il VII Centenario lauretano, indirizzata a mons. Pasquale
Macchi, arcivescovo di Loreto, il 15 agosto 1993, ha scritto: "La
S.Casa di Loreto non è solo una reliquia, ma anche una preziosa icona
concreta" (n.2).
E' reliquia perché è "resto", cioè parte superstite della
dimora nazaretana di Maria. E' icona perché si fa specchio che riflette
ineffabili verità di fede e rifrange luce su alti valori di vita
cristiana. Per questo "la S.Casa di Loreto" è il "primo
santuario di portata internazionale dedicato alla Vergine" (ivi,
n.1). Vengono qui richiamati i messaggi biblico-teologici del ricco
magistero-lauretano di alcuni papi, in primo luogo di Giovanni Paolo II.
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Luogo
di nascita dell'Immacolata |
La Casa nazaretana
venerata a Loreto è identificata dalla tradizione con quella in cui
"la Vergine Maria nacque e fu educata e poi salutata dall'angelo
Gabriele" (Teramano). Lo ha ribadito anche Giulio II nel 1507 e, in
seguito, numerosi pontefici.
Nell'Inno del VII Centenario lauretano (Madonna della Casa) si canta
anche:"Questa Casa è culla santa - della Madre immacolata - qui
dall'angelo salutata, - il Figliuolo concepì".
Pio IX nella Lettera apostolica Inter omnia del 26 agosto 1852, si scrive:
"La venerata Casa di Nazaret, fabbricata nella Galilea, fu più tardi
divelta dalle fondamenta e, per divino volere, trasportata per lungo
tratto di terra e di mare, prima in Dalmazia e poi in Italia. Proprio in
quella Casa la Santissima Vergine, per eterna divina disposizione rimasta
esente dal peccato originale, fu concepita, data alla luce, nutrita e
salutata dall'angelo piena di grazia". Secondo l'esegesi
tradizionale, la pienezza di grazia comporta la totale esclusione del
peccato, anche di quello originale, fin dal primo istante del concepimento
di Maria. Tra le pareti della S.Casa si compie la promessa di Dio fatta
all'uomo subito dopo il peccato di origine: "Io porrò inimicizia tra
te e la tua donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe e tu le insidierai il
calcagno." (Gen.3,15). Quella donna è Maria e la sua
"stirpe" è Gesù. La S.Casa è il santuario dell'Incarnazione.
E' questo il mistero di cui essa fa quotidiana e orante memoria. E' questo
il mistero che teologicamente la caratterizza e la qualifica.
Scrive Giovanni Paolo
nella Lettera per il VII Centenario:
"La S.Casa di Loreto è 'icona' non di astratte verità, ma di un
evento e di un mistero: l'Incarnazione del Verbo. E' sempre con profonda
commozione che, entrando nel venerato sacello, si leggono le parole poste
sopra l'altare: 'Hic Verbum caro factum est': Qui il Verbo si è fatto
carne. L'incarnazione, che si ricopre dentro codeste sacre mura,
riacquista di colpo il suo genuino significato biblico; non si tratta di
una mera dottrina sull'unione tra il divino e l'umano, ma, piuttosto, di
un avvenimento accaduto in un punto preciso del tempo e dello spazio, come
mettono meravigliosamente in luce le parole dell'Apostolo: 'Quando venne
la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna' (Gal 4,4).
Maria è la Donna, è, per così dire, lo 'spazio' fisico e spirituale
insieme, in cui è avvenuta l'Incarnazione. Ma anche la Casa in cui Ella
visse costituisce un richiamo quasi plastico a tale
concretezza"(n.3). Spesse volte il papa, nei suoi numerosi interventi
sul santuario della S.Casa, è tornato su questo tema con mirabili
variazione.
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Il
"Cenacolo" dello Spirito Santo |
La Vergine Maria nella
sua Casa di Nazaret ha concepito il Figlio di Dio per opera dello Spirito
Santo (Lc 1,13). Così sviluppa questo aspetto Giovanni Paolo II nella
Lettera per il VII Centenario:
"Un aspetto che deve essere tenuto particolarmente vivo nel Santuario
lauretano è quello che riguarda il ruolo dello Spirito Santo negli inizi
della salvezza. Grazie ad esso, se da una parte l'Incarnazione annuncia il
mistero pasquale, dall'altra prelude già alla Pentecoste. Parlando della
fine del secondo millennio, nella mia Enciclica Dominum et vivificantem
scrivevo: 'La Chiesa non può prepararsi ad esso in nessun altro modo, se
non nello Spirito Santo... Ciò che nella pienezza del tempo si è
compiuto per opera dello Spirito Santo, solo per opera sua ora può
emergere alla memoria della Chiesa' (n.51). E dove si potrebbe parlare con
più efficacia del ruolo dello Spirito Santo, datore di vita , se
non nel Santuario lauretano, che ricorda il momento e il luogo in cui Egli
compì la suprema delle sue operazioni 'vivificanti' dando vita, nel seno
di Maria, all'umanità del Salvatore?"(n6).
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Tabernacolo
della Santissima Trinità |
Nell'annuncio dell'angelo
a Maria sono chiamate in causa le tre Persone della Santissima Trinità:
Dio Padre("l'Altissimo"), Dio Figlio e Dio Spirito Santo.
Disse Giovanni Paolo II nell'omelia pronunciata a Loreto il 10 dicembre
1994:
"Le pareti della sua Casa [di Maria] udirono le parole dell'angelico
saluto ed il successivo annuncio del progetto divino. Le pareti
naturalmente non odono, perché non hanno vita, nondimeno sono testimoni
di ciò che viene detto, testimoni di ciò che avvenne al loro interno
[...] Udirono che l'Angelo, rassicurando la Vergine di Nazaret, disse:
'Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai
un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e
chiamato figlio dell'Altissimo' (Lc 1, 30-32). E quando Maria domandò:
'Come è possibile? Non conosco uomo' (1,34), il messaggero celeste spiegò:
'Lo Spirito Santo scenderà su di te, su di te stenderà la sua ombra la
potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato
Figlio di Dio' (1,35)".
E più avanti annota:
"La Casa di Nazaret divenne un particolare luogo di quell'invio di
cui scrive l'Apostolo: 'Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò
il suo Figlio, nato da donna perché ricevessimo l'adozione a figli' (Gal
4, 4-5). Gli inizi umani di questo invio del Figlio da parte del Padre
ebbero luogo nella Casa di Nazaret, la quale per ciò stesso merita il
nome di santuario più grande. Ma l'apostolo, riferendosi all'adozione a
figli, continua; 'E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha
mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: 'Abba padre'
(Gal 4,6). Dunque, non soltanto l'invio del Figlio, ma anche dello Spirito
Santo ha nella Casetta di Nazaret il suo posto privilegiato. In questo
luogo ha inizio l'opera divina della salvezza, trovandovi quasi la sua
nuova dimensione".
Disse Giovanni Paolo II
nell'omelia del 10 dicembre 1994:
"La casa di Nazaret fu anche testimone della divina maternità che
maturava nella Vergine. L'Avvento è per la Chiesa un periodo di attesa
del Santo Natale:essa ha la consapevolezza di unirsi così, in modo
particolare, con Maria.
Infatti, in attesa della nascita di Gesù è innanzitutto Lei. Tutti gli
altri, perfino un uomo a Lei così vicino come Giuseppe, sono soltanto dei
testimoni, in un certo senso, esterni di quanto il Lei si va operando.
Maria Santissima - si può dire - è la sola a fare l'immediata esperienza
della maternità che in Lei matura.
Occorre ricordare a questo proposito la tradizione liturgica della festa 'Virginis
pariturae' , cioè della Vergine che si prepara a partorire il Figlio di
Dio. Proprio la Casa di Nazaret fu testimone di quell'attesa e di quella
preparazione. Che cosa significhi prepararsi alla venuta al mondo di un
figlio lo sanno bene le donne in attesa. Che cosa abbia significato
prepararsi a dare alla luce il Figlio di Dio lo sa unicamente Lei, Maria
di Nazaret"(n.4).
In questa luce, Giovanni Paolo II, nella Lettera per il VII Centenario,
invitava i cristiani a vivere il Giubileo della S.Casa come un 'avvento'
al 'Natale del Duemila'. E' un motivo teologico caro al magistero di
Giovanni Paolo II che vi è tornato più di una volta.
Nella Lettera per il VII Centenario scrisse:
"Il si di Maria fu, in qualche modo, anche un si detto a noi.
Concependo il Capo, ella 'concepiva', cioè alla lettera, 'accoglieva
insieme con lui', almeno oggettivamente , anche noi, che siamo le sue
membra. In questa luce la S. Casa nazaretana ci appare come la Casa comune
nella quale, misteriosamente, anche noi siamo stati concepiti. Di essa si
può dire ciò che un salmo dice di Sion: 'Tutti là sono nati' (Sal 87,
2)".
Particolarmente efficaci sono le parole dell'omelia pronunciata dal
pontefice a Palermo il 23 novembre 1995, in occasione del III Convegno
della Chiesa in Italia: "La Casa del Figlio dell'uomo, in un certo
senso, passa attraverso quella casa. La storia dell'intera umanità in
quella casa riannoda le sue fila. La Chiesa che è in Italia, alla quale
la Provvidenza ha legato il santuario della S. Casa di Nazaret, ritrova lì
una viva memoria del mistero dell'Incarnazione, grazie al quale ogni uomo
è chiamato alla dignità di figlio di Dio".
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La
"Casa comune" dei giovani |
La Casa di Nazaret ha
accolto Gesù, che ivi ha trascorso l'infanzia, l'adolescenza e la
giovinezza. Essa è punto privilegiato di riferimento per i giovani
cristiani.
In occasione del Pellegrinaggio dei giovani d'Europa, Giovanni Paolo II,
nel messaggio del 9 settembre 1995, ha detto loro:
"Da Loreto questa sera abbiamo compiuto un singolare pellegrinaggio
dall'Atlantico agli Urali, in ogni angolo del Continente, dovunque si
trovano giovani in cerca di una 'casa comune'. A tutti dico: ecco la
vostra Casa, la Casa di Cristo e di Maria, la Casa di Dio e dell'uomo!
Giovani d'Europa in marcia verso il 2000, entrate in questa Casa per
ricostruire insieme un mondo diverso, un mondo in cui regni la civiltà
dell'amore!
Voi siete nella primavera della vita, e vi scoprite alberi in fiore,
chiamati a diventare carichi di frutti". Ai giovani universitari
romani, il 12 dicembre 1995, in S. Pietro, Giovanni Paolo II ha detto:
"Pensiamo alla casa. Dappertutto la casa natale ha per ciascuno, e
specialmente per ognuno di voi, cari giovani, un'importanza unica. La casa
è un grande bene per l'uomo. E' l'ambiente di vita e di amore. E' in un
certo senso la nostra 'Loreto umana'. Cari giovani, vi invito a riflettere
su questa realtà [...] per ricostruire nel vostro cuore l'immagine della
casa paterna."
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La
Casa del si di Maria e delle persone consacrate |
Questo aspetto è stato
messo in evidenza da Giovanni Paolo II nei suoi vari interventi
mariano-lauretani, in special modo nella Lettera per il VII Centenario
Lauretano.
Scrive il Pontefice:
"Il secondo momento del mistero dell'Incarnazione è, come accennavo
sopra, il momento del 'fiat', cioè della fede: 'Allora Maria disse:
Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto' (Lc
1, 38). E' certamente riferendosi a questo momento che Elisabetta, di li a
poco, proclama Maria 'beata' per aver creduto (cf. Lc 1, 45). Il Concilio
Vaticano II ci insegna a vedere nella fede, più ancora che nei suoi
privilegi, la vera grandezza della Madre di Dio. Ella fu la prima credente
della nuova alleanza, colei che 'avanzò nella peregrinazione della fede'
(Lumen gentium, 58). Grazie alla sua fede, Maria come dice S.Agostino
concepì il Cristo 'nella sua mente, prima ancora che nel suo corpo' (Sermo
215, 4, PL 38, 1074)" (n. 5).
La S. Casa è anche la Casa del si per molte persone chiamate da Dio alla
vita consacrata. Prosegue il papa nella citata Lettera:
"Non si contano le anime di semplici fedeli e di santi canonizzati
dalla Chiesa che tra le pareti del sacello lauretano hanno avuto la loro 'annunciazione',
cioè la rivelazione del progetto di Dio sulla loro vita, e, sulla scia di
Maria, hanno pronunciato il loro 'fiat' e il loro 'eccomi' definitivo a
Dio" (n.5). Più oltre il pontefice osserva:
"La S. Casa ricorda in pari modo anche la grandezza della vocazione
alla vita consacrata e alla verginità per il Regno, la quale ebbe
qui la gloriosa inaugurazione nella persona di Maria, Vergine e
Madre" (n.8).
Nel messaggio alle claustrali, rilasciato da Giovanni Paolo II in S. Casa
il 10 settembre 1995, si legge:
"La Santa Casa, il Santuario in cui ci troviamo, ci richiama la
fondamentale importanza che ha avuto per la salvezza del genere umano il
'si' di Maria alla chiamata del Signore. Che cos'altro è la vita
claustrale se non il continuo rinnovamento di un 'si' che apre le porte
del proprio essere all'accoglienza del Salvatore? Voi pronunciate questo
'si' nel quotidiano assenso all'opera divina e nell'assidua contemplazione
dei misteri della salvezza.
In questo modo, senza mettervi materialmente in cammino, voi vivete un
vostro spirituale pellegrinaggio, che trae dal mistero compiutosi nella
Santa Casa la sua ispirazione e il suo orientamento".
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Santuario
della riconciliazione |
A Loreto giungono
innumerevoli pellegrini per riconciliarsi con Dio e con i fratelli nel
sacramento della confessione, sperimentando la dolcezza ineffabile del
perdono e della grazia.
Si legge nella Lettera per il VII Centenario Lauretano:
"La S. Casa di Loreto, dove ancora risuona, per così dire, il
saluto: 'Ave, piena di grazia', è dunque un luogo privilegiato, non solo
per meditare sulla grazia, ma anche per riceverla, incrementarla,
ritrovarla, se persa, mediante i sacramenti. Sopratutto il sacramento
della riconciliazione, che ha avuto sempre un posto così rilevante nella
vita di codesto santuario" (n.4).
Più avanti il papa aggiunge che i santuari, "particolarmente quello
di Loreto", debbono essere "luoghi dell'essenziale, luoghi dove
si va per ottenere la 'grazia' prima ancora che 'le grazie'" (n.7).
La S. Casa di Loreto fa
riferimento di sé, in primo luogo, al mistero dell' Incarnazione, perché
li è avvenuto l'annuncio angelico a Maria. E' considerata anche,
però, luogo che accolse la Santa Famiglia.
A Nazaret viene indicata, quale abitazione della Santa Famiglia, la
"Casa di Giuseppe", situata a poche decine di metri dal
santuario dell'Annunciazione. E' certo comunque che la Santa Famiglia
abbia abitato nell'una e nell'altra Casa, almeno saltuariamente.
Scrive Giovanni Paolo II nella Lettera per il VII Centenario Lauretano:
"Il ricordo della vita nascosta di Nazaret evoca questioni quanto mai
concrete e vicine all'esperienza di ogni uomo e di ogni donna. Esso
ridesta il senso della santità della famiglia, prospettando di colpo
tutto un mondo di valori, oggi così minacciati, quali la fedeltà, il
rispetto della vita, l'educazione dei figli, la preghiera, che le famiglie
cristiane possono riscoprire dentro le pareti della Santa Casa, prima ed
esemplare 'chiesa domestica' della storia" (n.8).
Nell'Angelus recitato in Piazza S. Pietro il 10 dicembre 1995, giorno
della solenne chiusura del VII Centenario a Loreto, Giovanni Paolo II si
è rivolto al numeroso uditorio con queste illuminanti parole: "Mi
reco in spirituale pellegrinaggio alla Santa Casa, dove la Vergine Santa
passò gran parte della sua vita. Là Ella svolse la sua straordinaria
missione, vivendo 'la vita comune a tutti, piena di sollecitudine
familiare e di lavoro' (Apostolicam Actuositatem, 4). Chiedo a Maria
Santissima che la Casa di Nazaret diventi per le nostre case modello di
fede vissuta e di intrepida speranza. Possano le famiglie cristiane,
possano i laici apprendere da Lei l'arte di trasfigurare il mondo con il
fenomeno della divinità carità, contribuendo così ad edificare la
civiltà dell'amore".
Nell'omelia di Palermo del 23 novembre 1995 il pontefice ha ribadito:
"Quello lauretano è un Santuario mirabile. In esso è inscritta la
trentennale esperienza di condivisione che Gesù fece con Maria e
Giuseppe. Attraverso questo mistero umano e divino, nella casa di Nazaret
è come inscritta la storia di tutti gli uomini, poiché ogni uomo è
legato ad una 'casa', dove nasce, lavora, riposa, incontra gli altri. La
storia di ogni uomo è segnata in modo particolare da una casa: la casa
della sua infanzia, dei suoi primi passi nella vita.
Ed è eloquente ed importante per tutti che quest'Uomo unico e singolare,
che è il Figlio unigenito di Dio, abbia pure voluto legare la sua storia
ad una casa, la casa di Nazaret. Secondo il racconto evangelico,
adolescenza e giovinezza, cioè della sua misteriosa maturazione
umana".
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Casa
della vita nascosta di Gesù |
Nel magistero di Giovanni
Paolo II il precedente motivo trova un suggestivo approfondimento
nell'omelia pronunciata a Loreto il 10 settembre 1995, davanti a
quattrocentomila giovani:
Gesù prese dimora in lei [Maria] come in un tempio spirituale preparato
dal Padre per opera dello Spirito Santo. E' grazie a Maria che la casa di
Nazaret è diventata un simbolo così straordinario, essendo lo spazio in
cui, dopo il ritorno dall'Egitto, si è sviluppata l'umana vicenda del
Verbo Incarnato; il luogo in cui Cristo "cresceva in sapienza, età e
grazia davanti a Dio e agli uomini" (Lc2,52). Il Signore lasciò
quella casa a trent'anni, per indicare a tutti la casa del Padre celeste,
sempre spalancata, dal sorgere al tramonto del sole, per accogliere ogni
uomo e donna, chiamati ad essere membri del popolo di Dio, fratelli e
sorelle di Cristo, come voi che siete giunti da tante parti del continente
europeo. La Casa di Nazaret si inquadra nel mistero della Incarnazione. Si
potrebbe dire che in essa è stato annunciato il vangelo dell'infanzia e
della giovinezza del Figlio dell'uomo, e questo ci parla in modo
particolarmente efficace, evidenziando la nostra fede e il nostro
cristianesimo rimandano a una casa concreta, nella quale si è compiuto il
mistero dell'Incarnazione"(n.2).
Agli universitari romani, riuniti in S. Pietro il 12 dicembre 1995, il
papa ha detto nell'omelia che, durante il Pellegrinaggio dei giovani
d'Europa a Loreto:
"Il nostro comune pensiero era rivolto verso la Casa della Santa
Famiglia, come verso una singolare icona dei trent'anni di vita domestica
del Salvatore del mondo. La Casa dove Gesù è cresciuto in sapienza e
grazia davanti a Dio e agli uomini, dove fu obbediente a Giuseppe e
Maria".
E' questo un tema
riproposto mirabilmente da Giovanni Paolo II nella Lettera del VII
Centenario con queste parole:
"Nessuna considerazione teorica potrà mai esaltare la dignità del
lavoro umano quanto il semplice fatto che il Figlio di Dio ha lavorato a
Nazaret ed ha voluto essere chiamato 'figlio del falegname' (cf.Mt
13,55). Il lavoratore cristiano che ripensa la sua vocazione all'ombra
della Santa Casa scopre anche un'altra importante verità: che il lavoro
non solo nobilita l'uomo e lo rende partecipe dell'opera creatrice di Dio,
ma può essere altresì un'autentica via per realizzare la propria
fondamentale vocazione alla santità (cf.Laborem exercens,24-27)".
Da sempre la S. Casa di
Loreto è stata meta di pellegrini malati, che hanno invocato dalla
Vergine protezione e guarigione. Dal 1936 vi confluiscono i "treni
bianchi" organizzati dall'Unistalsi e da consimili associazioni.
Giovanni Paolo II, nel discorso ai malati, tenuto nella basilica di Loreto
il 10 dicembre 1994, ha detto:
"Pensando alla Casa di Nazaret, dove Gesù crebbe e si fortificò (cfr
Lc2,40), mi piace ritenere che, proprio all'interno della Santa Famiglia,
egli abbia appreso dall'esempio di Giuseppe e Maria, nella concretezza del
quotidiano, l'atenzione alle persone in difficoltà. Conoscendo
l'altruismo della Vergine, accorsa in aiuto della cugina Elisabetta dopo
l'annuncio dell'Angelo (cfr Lc1,39-56), e pronta a intervenire in favore
dei novelli sposi in difficoltà a Cana di Galilea (cfr Gv 2,1-11), non si
fa fatica ad immaginarla al capezzale degli ammalati di Nazaret, avendo
accanto a sé il figlio Gesù".
Più avanti ha aggiunto:
"Loreto ci fa pensare a Nazaret e Nazaret rappresenta ogni casa, ogni
famiglia cristiana. In queste famiglie voi ammalati avete un compito
insostituibile: essere con la preghiera e con la testimonianza una fonte
inesauribile di pace e di unità."
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La
Casa della vedovanza santificata |
Su questo aspetto inedito
ma altamente significativo si è soffermato Giovanni Paolo II nel
suo discorso rivolto alle vedove si Sarajevo, nella basilica di Loreto, il
10 dicembre 1994.
Ecco le sue parole:
"Il pensiero va, in questo momento, alla Famiglia di Nazaret. Grande
è il suo fascino! In essa si rispecchia ogni situazione familiare, anche
la vostra. Maria Santissima, infatti, per quanto possiamo intuire leggendo
i Vangeli, ha conosciuto la condizione di vedovanza: del suo sposo San
Giuseppe, dopo l'episodio di Gesù dodicenne nel Tempio, non si fa più
parola. Si offre così alla nostra meditazione l'esperienza di fede di
Maria che, privata del marito, rimane con Gesù, lo accompagna con la sua
preghiera, lo segue nella sua missione, fino alla passione e al Calvario,
dove, ai piedi della Croce, è associata al mistero della sua morte
redentrice. Maria è nello stesso tempo la Madre di Gesù e la sua più
fedele discepola. Oggi Maria vuole in qualche modo comunicare a voi questa
esperienza di discepola di Cristo anche nella difficile condizione della
vedovanza. La vostra situazione, carissime sorelle, alla luce della fede
è un patrimonio inestimabile per la Chiesa, per la sua vita e per la sua
missione nel mondo."
Una strofa dell'inno del
VII Centenario Lauretano dice: "E' la Casa del cammino / da Oriente
ad Occidente / essa è segno della gente / pellegrina verso il ciel".
Così la Casa lauretana diventa segno di protezione per emigrati ed esuli,
che cambiano patria, come la dimora mariana di Nazaret. In special modo,
la Madonna di Loreto è Patrona universale dei viaggiatori in aereo, perché
tale l' ha proclamata Benedetto XV nel 1920, come ricorda anche Giovanni
Paolo II nella Lettera per il VII Centenario quando scrive che 'la Vergine
Lauretana viene ovunque invocata dai viaggiatori in aereo, in un abbraccio
di pace che unisce idealmente tutti i continenti"(n.2). La tradizione
lauretana del trasporto della Casa dalla Palestina in Italia rappresenta
bene anche il cammino del vangelo da Oriente a Occidente, concretizzatosi
in S.Paolo che, mosso dallo Spirito Santo, dopo la visione, in sogno, di
un macedone implorante aiuto, raggiunge l'Europa (cf. At 16,6-19).
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