Assisi - Città di San Francesco

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La città di Assisi è conosciuta in tutto il mondo grazie a San Francesco. 
L'importanza storica della città è legata comunque anche ad altri episodi che nel corso dei secoli hanno segnato momenti di splendore ed altri, meno fortunati correlati tragicamente a fatti d'arme. 
Molte sono le leggende che vogliono dare nobili origini alla città di certo si può affermare che Assisi fu un centro fondato dal popolo umbro.
Subì, più tardi, l'influenza degli Etruschi, come testimoniano i pochi reperti giunti sino a noi; ma a darle un'identità ben definita furono i Romani.
Infatti del municipio Asisium restano ancora oggi numerose vestigie, come il bellissimo Tempio di Minerva, alcuni resti di templi pagani, il Foro, l'anfiteatro, epigrafi, cisterne, statue e tratti di mura.
Dopo la caduta dell'Impero fu assediata e conquistata dai Goti (545), ripresa dai Bizantini e più tardi assogettata dai Longobardi, quindi seguì le sorti del Ducato di Spoleto.
Verso il Mille cominciò a tessere la propria libertà comunale e risentì l'influsso di un certo risveglio religioso e culturale che si diffondeva rapidamente anche nel resto d'Italia.
Vengono fondati chiese e monasteri, costruiti o fortificati i castelli: la pianura, dopo la paziente opera di bonifica dei monaci benedettini, venne destinata all'agricoltura.
Smaniosa di liberarsi dal dominio opprimente di Federico I, detto il Barbarossa, insorse con una sollevazione popolare che fu subito domata dall'esercito imperiale e successivamente affidata al Duca di Spoleto.
Fu in questo periodo che nacque San Francesco; così Assisi ebbe il pregio di entrare di diritto nella storia d'Italia e del mondo.
Nel 1198 la città fu ceduta dal Ducato di Spoleto al papa Innocenzo III che confermò i privilegi della chiesa di Assisi con una bolla papale.
Nel secolo successivo i confini della città si estesero rapidamente e l'autorità si accentrò nella figura del podestà.
Dopo il dominio imperiale e quello papale, la vita cittadina subì gli umori di numerose famiglie di nobili e di condottieri.
Le lotte per la libertà furono comunque associate con quelle interne, dove due famiglie primeggiarono su tutte: quella dei Nepis (Parte de Sopra), e quella dei Fiumi (Parte de Sotto).
Nuovi saccheggi si perpetrarono con la lotta tra Perugia e Assisi, cui si aggiunsero terremoti, carestie e pestilenze.
Si susseguirono varie Signorie, fra le altre quelle di Gian Galeazzo, Visconti, dei Montefeltro, di Braccio Fortebraccio e di Francesco Sforza, sino ad arrivare alla metà del '500, quando finalmente, con la conquista dell'Umbria da parte di Paolo III, la città recuperò tranquillità e pace.
Assisi ha dato all'Italia e al mondo grandi personaggi: primi fra tutti San Francesco e Santa Chiara; e ancora menti illuminate come il poeta latino Sesto Properzio, i pittori Tiberio d'Assisi e Dono Doni; nomi dell'Otto-Novecento come gli scrittori e storici Antonio Cristofani, Francesco Pennacchi e Arnaldo Fortini che hanno contribuito notevolmente a far conoscere questa città in tutto il mondo.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

San Francesco nacque nell'inverno del 1182 da Pietro di Bernardone e Madonna Pica, una delle famiglie più agiate di Assisi. 
Il padre commerciava in spezie e stoffe e sovente restava lontano dalla sua città per concludere affari. 
Proprio mentre era in Provenza, occupato nella sua professione, nacque il figlio, colui che doveva diventare uno dei maggiori fari di luce del mondo. 
La madre scelse il nome di Giovanni che fu subito cambiato in Francesco quando tornò Pietro di Bernardone. 
La fanciullezza trascorse felice sotto gli occhi vigili di Monna Pica e sotto le attenzioni del padre che vedeva in lui il proseguimento dell'attività di mercante.
Studiò il latino, il volgare, il provenzale.
Studiò anche musica; le sue note insieme alle sue poesie, furono sempre apprezzate nelle feste della città.
Divenne l'amico di tutti, sempre presente ai convivi.
Ma l'educazione precisa che gli era stata impartita e la sana impostazione morale davano a tutto quello che faceva, il senso dell'equilibrio.
Tuttavia durante il periodo di spensierata gioventù, non mancarono episodi di intolleranza.
Ma fu proprio in una di queste occasioni che spuntò il seme della mutazione futura.
Era intento nel fondaco paterno a riassettare la merce quando alla porta si presentò un mendicante: chiedeva elemosina in nome di Dio e Francesco lo scacciò in malo modo.
Poi, però, pentito si mise sui suoi passi e raggiuntolo vi si intrattenne, scusandosi ed elargendogli dei denari.
Appena ventenne partecipò alla guerra tra Assisi e Perugia. Fu fatto prigioniero.
Quel periodo plasmò l'animo del giovane e tanto più il corpo si indeboliva tanto più cominciava a subentrare in lui il senso della carità e del bene verso gli altri.
Tornò a casa profondamente ammalato.
Le cure della madre ed il tempo lo ristabilirono, ma la vita spensierata, che nel frattempo aveva riassunto, gli sembrò vuota.
Spinto da idee battagliere decise di seguire un condottiero in Puglia, ma quando fu a Spoleto una notte gli apparve il Signore ordinandogli di tornare indietro.
Le parole di Dio suonarono in lui come un richiamo.
Sarà l'inizio di una graduale conversione.
Da quel momento la sua vita sarà densa di episodi premonitori.
Durante una breve permanenza a Roma si spogliò dei suoi abiti e dei denari, più tardi in Assisi davanti ad un lebbroso non fuggì come facevano tutti, ma gli si avvicinò e lo baciò .
Tutto questo tra lo scherno e la derisione degli amici e la delusione del padre. Solo in Madonna Pica trovava conforto.
Ma la strada era ormai spianata: quel lebbroso era Cristo!
Scelse il silenzio e la meditazione tra le campagne e le colline di Assisi, facendo spesso tappa nella Chiesetta di San Damiano a pochi chilometri dalla città .
E il crocifisso che era nella cappellina gli parlò: "Va, ripara la mia casa che cade in rovina".
Allora prese le stoffe dalla bottega paterna, le vendette a Foligno e portò i denari al sacerdote di San Damiano.
Ma l'intervento di Pietro di Bemardone ruppe l'incantesimo e Francesco fu costretto a nascondersi per sfuggire alle ire del padre.
Più tardi la diatriba con il padre ebbe una svolta con l'intervento del Vescovo di Assisi: Francesco rinuncerò ai beni paterni e inizierà un periodo contrassegnato da meditazioni e grandi rinunce.
Cominciarono pure gli spostamenti; di quel tempo è l'episodio del lupo di Gubbio, un animale che incuteva terrore e morte. Francesco parlandogli lo ammansì .
Le gesta di questo "Uomo" non passarono inosservate e dopo qualche tempo a lui si affiancarono i primi seguaci: Bernardo da Quintavalle, Pietro Cattani, e di lì a poco Egidio e Filippo Longo.
Le prime esperienze con i compagni si ebbero nella piana di Assisi, nel Tugurio di Rivotorto e alla Porziuncola.
Nuovi compagni si unirono ai primi; come Francesco erano vestiti di un saio e di stracci.
La data ufficiale della nascita dell'Ordine dei Frati Minori è il 1210 quando Francesco ed i compagni vengono ricevuti dal papa Innocenzo III che verbalmente approva la Regola.
Il Papa, in sogno, ebbe la visione della Basilica Lateranense in rovina ed un uomo che la sorreggeva per evitarne la distruzione. Quell'uomo era Francesco!
Intanto la sede dell'ordine veniva spostata da Rivotorto alla Porziuncola.
Iniziano i contatti con Chiara d'Assisi: è la genesi del ramo femminile del movimento, la nascita dell'Ordine delle Povere Dame, le future Clarisse.
Nel 1213 Francesco riceve dal Conte Orlando di Chiusi il Monte della Verna. Inizia la predicazione a più lungo raggio.
Vuole raggiungere il Marocco, ma una malattia lo ferma in Spagna.
Nel 1216 ottiene da Onorio III l'indulgenza della Porziuncola, Il Perdono di Assisi, la più importante della cristianità dopo quella di Terra Santa.
I seguaci del Santo si cimentano in nuove predicazioni in Europa e in Oriente.
Nel 1219 Francesco parte per Acri e Damietta al seguito della crociata e giunge in Egitto alla corte del sultano Melek el-Kamel.
Poi prosegue per la Palestina.
Intanto l'Ordine ha i suoi primi martiri, uccisi in Marocco.
Nel 1220 il Poverello torna in Assisi.
Ma i suoi ideali di povertà , di carità , di semplicità hanno fatto presa già su molti.
Inizia un nuovo ciclo di predicazioni nell'Italia Centrale e quindi nuovi viaggi al sud e al nord della penisola.
A Fontecolombo, nei pressi di Rieti, redige una nuova Regola approvata poi da Onorio III.
A Greccio, in dicembre, istituisce il Presepio, una tradizione cara alla cristianità .
Nel 1224 sul Monte della Verna riceve le stimmate, il segno di Cristo e della santità .
Ma ormai è stanco ed ammalato.
Le predicazioni l'hanno provato fuori misura.
È sofferente e viene curato a San Damiano, ospite di Chiara e delle Sorelle.
Compone qui il Cantico delle Creature di alta religiosità e lirismo dove sono contenuti in forma raccolta tutti gli ideali della umiltà e della grandezza francescana.
Sentendo prossima la fine terrena ordina di essere trasportato alla Porziuncola, in Santa Maria degli Angeli, luogo di irradiazione del suo messaggio, dove muore al tramonto della giornata del 3 ottobre 1226.
Il 16 luglio di due anni dopo veniva dichiarato Santo dal papa Gregorio IX.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Assisi vanta di aver dato i natali ad un altro personaggio che insieme a San Francesco ha significato molto nella storia e nella vita della Città: Santa Chiara
Chiara nasce da una nobile famiglia nel 1194, da Favarone di Offreduccio di Bernardino e da Ortolana. 
La madre, recatasi a pregare alla vigilia del parto nella Cattedrale di San Rufino, sentì una voce che le predisse:"Oh, donna, non temere, perchè felicemente partorirai una chiara luce che illuminerà il mondo".

La bambina fu chiamata Chiara e battezzata in quella stessa Chiesa.
Si può senza dubbio affermare che una parte predominante della educazione di questa fanciulla è dovuta proprio alla Cattedrale di San Rufino, la sua Chiesa, dove poco distante sorgeva la casa paterna. L'ambiente familiare di Chiara era pervaso da una grande spiritualità. La madre educò con ogni cura le sue figlie e fu tra quelle dame che ebbero la grande fortuna di raggiungere la Terra Santa al seguito dei crociati. L'esperienza della completa rinuncia e delle predicazioni di San Francesco, la fama delle doti che aveva Chiara per i suoi concittadini, fecero sì che queste due grandi personalità s'intendessero perfettamente sul modo di fuggire dal mondo comune e donarsi completamente alla vita contemplativa. La notte dopo la Domenica delle Palme (18 marzo 1212) accompagnata da Pacifica di Guelfuccio (prima suora dell'ordine), la giovane si recò di nascosto alla Porziuncola, dove era attesa da Francesco e dai suoi frati. Qui il Santo la vestì del saio francescano, le tagliò i capelli consacrandola alla penitenza e la condusse presso le suore benedettine di S. Paolo a Bastia Umbra, dove il padre inutilmente tentò di persuaderla a far ritorno a casa. Consigliata da Francesco si rifugiò allora nella Chiesina di San Damiano che divenne la Casa Madre di tutte le sue consorelle chiamate dapprima "Povere Dame recluse di San Damiano" e, dopo la morte della Santa, Clarisse. Qui visse per quarantadue anni, quasi sempre malata, iniziando alla vita religiosa molte sue amiche e parenti compresa la madre Ortolana e le sorelle Agnese e Beatrice. Nel 1215 Francesco la nominò badessa e formò una prima regola dell'Ordine che doveva espandersi per tutta Europa.

La grande personalità di Chiara non passò inosservata agli alti prelati, tanto che il Cardinale Ugolino (legato pontificio) formulò la prima regola per i successivi monasteri e più tardi le venne concesso il privilegio della povertà con il quale Chiara rinunciava ad ogni tipo di possedimento.
Nel 1243 durante un'incursione di milizie saracene nel Monastero di San Damiano, Chiara scacciò con un atto di coraggio la soldatesca.
La fermezza di carattere, la dolcezza del suo animo, il modo di governare la sua comunità con la massima carità e avvedutezza, le procurarono la stima dei Papi che vollero persino recarsi a visitarla.
La morte di San Francesco e le notizie che vari monasteri accettavano possessi e rendite amareggiarono e allarmarono la Santa che sempre più malata volle salvare fino all'ultimo la povertà per il suo convento componendo una Regola (simile a quella dei Frati Minori) approvata poi dal Cardinale Rainaldo (futuro papa Alessandro IV) nel 1252 e alla vigilia della sua morte da Innocenzo IV, recatosi a S. Damiano per portarle la benedizione e consegnarle la bolla papale che confermava la su a regola; il giorno dopo (11 agosto 1253) Chiara muore, officiata dal Papa che volle cantare per lei non l'ufficio dei morti, ma quello festivo delle vergini.
Il suo corpo venne sepolto a San Giorgio in attesa di innalzare la chiesa che porta il suo nome.
Nonostante l'intenzione di Innocenzo IV fosse quella di canonizzarla subito dopo la morte, si giunse alla bolla di canonizzazione nell'autunno del 1255, dopo averne seguito tutte le formalità, per mezzo di Alessandro IV.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Assisi - Itinerari Religiosi


Itinerari tratti da "Guida rapida d’Italia" Volume 3 del Touring Club Italiano - Edizione 1995

Modi di visita I primi due itinerari suggeriti, tracciati in pianta, sono da percorrere interamente a piedi; si consiglia pertanto di lasciare l'automobile in uno dei parcheggi esterni alla città, anche perché limitazioni al traffico e conformazione stessa dell'abitato rendono problematico l'utilizzo di veicoli privati. L'automobile o i mezzi pubblici sono invece necessari per raggiungere i luoghi francescani più esterni, suggestivi momenti della storia religiosa e artistica della città, descritti nel terzo itinerario.

La basilica di S. Francesco e piazza del Comune

Il Duomo e l'area romana; S. Chiara e borgo S. Pietro

I luoghi francescani esterni alla città

 

La basilica di S. Francesco e piazza del Comune

La basilica francescana, principale monumento cittadino e uno dei luoghi d'arte e di fede più conosciuti d’Italia, ha il contraltare, all'opposta estremità di via S. Francesco, nella medievale piazza del Comune, cuore dell'abitato e fulcro della città più antica.

Porta S. Francesco . La trecentesca porta merlata, aperta da un arco a tutto sesto, è il principale ingresso alla città da ovest Salendovi, vista sul convento di S. Francesco, con le poderose costruzioni ad arcate che lo rendono simile a una grande e severa fortezza.

Piazza Inferiore di S. Francesco Tutta cinta da bassi portici quattrocenteschi, in origine destinati al ricovero dei pellegrini, e chiusa sul lato meridionale dalla duecentesca portella di S. Francesco, è dominata dalla mole della basilica con il possente campanile, del 1239. In fondo a sinistra è l'oratorio di S. Bernardino, della seconda metà del '400, con elegante portale gemino scolpito sulla semplice facciata, quindi l'ingresso principale al Sacro convento e, di fronte, il portale d'ingresso alla chiesa inferiore di S. Francesco.

S. Francesco. La basilica, iniziata nel 1228, due anni dopo la morte di Francesco, e solennemente consacrata nel 1253, è un grandioso monumento concepito per l'esaltazione del messaggio francescano nella chiesa rinnovata.
Promotore e forse anche ideatore del complesso fu frate Elia, vicario generale e architetto dell'Ordine; con alcune aggiunte eseguite nel corso del sec. XIV, prese l'aspetto attuale. Consta di due chiese sovrapposte, di cui quella inferiore, che dal 1230 conserva il sarcofago del santo, racchiude cicli di affreschi che costituiscono i più alti esempi dell'arte italiana dei sec. XIII e XIV.

Chiesa inferiore. Vi si accede dal fianco per un portale gemino della fine del '200, preceduto da un protiro di Francesco di Bartolomeo da Pietrasanta (1486-87). L'interno, con pianta a croce greca, è a una navata, divisa da basse arcate in cinque campate, con cappelle laterali aggiunte alla fine del sec. XIII. Nella campata d'ingresso, ampliata ai lati di due bracci. affreschi seicenteschi alle pareti (Cesare Sermei e Girolamo Martelli), due grandiose tombe gotiche del 300 e, fra esse, un pulpito dalla base duecentesca con aggiunte e rifacimenti posteriori. Sulla sinistra, la cappella di S. Sebastiano, con decorazione pittorica seicentesca; in fondo. la cappella di S. Caterina, con affreschi di Andrea de' Bartoli (1368) e vetrate trecentesche: all'altare, Crocifisso ligneo policromo della fine '400. Di qui si accede a un suggestivo chiostrino (1492-93), già cimitero, sul fianco destro della chiesa. Nella navata, alle pareti resti di affreschi - in parte distrutti per l'apertura degli accessi alle cappelle laterali - con scene della Passione (a destra) e storie della vita di S. Francesco (a sinistra), opera del cosiddetto Maestro di S. Francesco (c. 1253). Quasi in fondo alla parete sinistra, in una nicchia sovrastante una tribuna gotica, Incoronazione della Vergine, affresco di Puccio Capanna (sec. XIV). A metà della navata, una scala scende alla cripta, scavata in seguito alla scoperta del sepolcro di S. Francesco (1818) e sistemata nel 1932; dietro l'altare, protetta da una grata in ferro, è l'urna in pietra che custodisce le spoglie del santo. Le cappelle laterali hanno tutte vetrate dei sec. XIII e XIV; a destra, nella 1^, affreschi di Dono Doni (1574-75); nella 2^, di S. Antonio di Padova, affreschi di Cesare Sermei (1610) . La 3^ cappella, della Maddalena, conserva preziosi affreschi (Santi e Storie della Maddalena) della bottega di Giotto (c. 1314), forse con interventi diretti del maestro. Nella 1^ cappella sinistra, Vita di S. Martino, mirabile ciclo di affreschi opera di Simone Martini (1321-26). Nella crociera, sopra il gotico altare maggiore, nelle vele della volta, sono i celebri affreschi (Allegoria dell'Obbedienza, della Castità e della Povertà; Apoteosi di S. Francesco), dovuti al Maestro delle Vele, seguace di Giotto (1315-20). Nell'abside semicircolare, coro ligneo intagliato e intarsiato del 1471.
Alle pareti e nella volta a botte del transetto destro, affreschi della bottega di Giotto (Infanzia di Cristo; Miracoli postumi di S. Francesco); alla parete destra, Madonna in trono con angeli e S. Francesco, grandiosa composizione di Cimabue (1280); alla contigua parete di fondo, in basso, cinque figure di Santi, di Simone Martini, autore anche della Madonna col Bambino e Magi (1321-26) alla parete destra, sotto una Crocifissione di scuola giottesca. In fondo, la cappella si S. Nicola, con affreschi (Storie di S. Nicola) di scuola giottesca, forse con interventi del maestro stesso (c. 1320-30); in una nicchia sopra l'altare, monumento funebre di Giovanni Gaetano Orsini, opera gotica di maestro umbro. Alle pareti e nella volta del transetto sinistro, Passione di Cristo, ciclo di affreschi di Pietro Lorenzetti e bottega (c. 1320); di Lorenzetti sono pure: Madonna e santi (parete sinistra in basso), Stimmate di S. Francesco (parete destra) e Madonna tra i SS. Francesco e Giovanni Battista nella cappella di fondo, sotto la vetrata trecentesca.
Dai transetti due scale salgono al chiostro grande ( 1476), a portico e loggia, sul quale incombe l'alta parte absidale della basilica. Dalla terrazza del chiostro si accede al Museo del Tesoro; una scala conduce invece alla chiesa superiore.

Museo del Tesoro. Custodisce preziosi reliquiari, manoscritti, paramenti sacri appartenuti alla Basilica e un Grande arazzo fiammingo del '400, raffigurante l'Albero francescano. Di eccezionale valore: calice di Niccolò IV (c. 1290), Madonna con Bambino statuetta eburnea di scuola parigina, (c. 1260-70), Messale di S. Ludovico (scuola parigina, c, 1260-70), Paliotto di Sisto IV (su disegni di Pollaiolo e Francesco Botticini). Fra i dipinti si segnalano: due Crocifissi duecenteschi; un pannello del Maestro di S. Francesco (Il profeta Isaia, c. 1280); S. Francesco tra quattro dei suoi miracoli, paliotto del Maestro del Tesoro; pale d'altare cinquecentesche (Tiberio d'Assisi, Spagna); due rare sinopie, una di Simone Martini (Elemosina di S. Martino), I'altra di Jacopo Torriti (Creatore). Di grande interesse è pure una raccolta di ceramica umbra medievale. Nelle sale adiacenti è stata sistemata la collezione Perkins, raccolta di dipinti su tavola di scuola fiorentina e senese dei sec. XIV-XV, tra i quali un frammento con S. Francesco di Beato Angelico (c. 1430), S. Rocco di Niccolò Alunno e S. Francesco che riceve le stimmate di Antoniazzo Romano.

Chiesa superiore. Di stile gotico con influssi francesi, è a una navata di quattro campate, dalle volte a crociera, con transetto e abside poligonale. La visita inizia dal transetto, interamente decorato da un grandioso ciclo di affreschi di Cimabue (Crocifissione; Scene dell'Apocalisse; Storie di S. Pietro), iniziato intorno al 1277, deperito nel colore per l'annerimento del bianco d'ossido di piombo. Nell'abside, coro ligneo intagliato e intarsiato di Domenico Indivini (1491-1501); nella volta sopra il gotico altare maggiore, quattro Evangelisti di Cimabue, autore anche degli affreschi con le Storie di Maria che decorano le pareti. Nella navata, lungo le pareti in alto, a lato delle vetrate, si svolge in due zone un ciclo di affreschi .(Storie del Vecchio e del Nuovo Testamento), ritenuti in parte opera di pittori di scuola romana (specialmente di Jacopo Torriti) e in parte di seguaci di Cimabue e, forse, del giovane Giotto (Storie della vita di S. Isacco). Nella metà inferiore, sotto il ballatoio che corre tutto intorno alla navata, è il celebre ciclo di affreschi raffiguranti in 28 riquadri episodi della vita di S. Francesco, che Giotto cominciò a dipingere nel 1296. Di pregio sono le vetrate medievali che, nonostante i rifacimenti, costituiscono una delle più complete raccolte esistenti in Italia; le più antiche sono quelle dell'abside, forse precedenti al 1253, attribuite a maestranze tedesche.

Piazza Superiore di S. Francesco. Dalla chiesa si esce sulla piazza superiore, dominata dalla semplice facciata duecentesca, ispirata alle forme del romanico locale. ornata di un portale gemino di gusto francese, con rosoncino cieco, presenta sopra la cornice del marcapiano un grandioso rosone a quattro fasce concentriche; lo affiancano i simboli in rilievo degli Evangelisti.

Sacro convento. Fu eretto insieme alla basilica e trasformato nel '400, con l'aggiunta delle poderose sostruzioni sulla scarpata. Racchiude nel suo interno ambienti di grande interesse, tra i quali la sala Capitolare, con un grande affresco di Puccio Campana (Crocifissione e santi), che custodisce le reliquie di S. Francesco (vi si accede anche dalla chiesa inferiore, per una scala che sale dal transetto destro); il grandioso porticato lungo il fianco sud-ovest del convento; il monumentale Refettorio (m 53 x 13) con una tela di Francesco Solimena, raffigurante l’Ultima Cena (1717).

Via S. Francesco. Il lungo asse medievale, anticamente chiamato "Via Superba", sale quasi rettilineo dalla basilica al centro della città tra case medievali e palazzi nobiliari seicenteschi. Al N. 14 è la quattrocentesca casa dei Maestri Comacini, al N. 12, la lunga fronte del seicentesco palazzo Giacobetti; subito dopo, a destra, I'oratorio dei Pellegrini, resto di un ospedale quattrocentesco, decorato all'interno di affreschi di scuola umbra del '400; al N. 3 è il duecentesco portico del Monte Frumentario, facente parte delI'antico ospedale della comunità, accanto al quale è la fonte Oliviera, del 1570. Passato un arco del '200, già porta dell'antica cinta muraria, si prosegue per la via del Seminario, fiancheggiando il Seminario diocesano (sec. XII-XV) e altre case medievali. La via Portica, ove è l'ingresso del Museo Civico, conduce in piazza del Comune.

Museo civico. È situato nella romanica cripta di S. Nicolò (sec. XI; ingresso al N. 2 di via Portica), unico resto dell'omonima chiesa. Il museo accoglie reperti di epoca umbro-romana, con frammenti di statue romane, sarcofagi cippi funerari e lapidi provenienti dal territorio di Assisi. Dalla cripta si accede per un corridoio all'area del supposto foro romano, con parte della pavimentazione originaria in lastre di pietra; si riconoscono il tribunale e il grande basamento destinato a sostegno di un'edicola con le statue di Castore e Polluce.

Piazza del Comune. Centro della città, sul sito dell'antico foro romano, è un tipico spazio medievale, ornato al centro da una fontana cinquecentesca con tre leoni in pietra. Ne occupa il lato meridionale la lunga fronte del palazzo del Priori, ora Municipio, eretto nel 1337 ma fortemente restaurato nelle finestre e nei merli di coronamento; I'edificio, costituito da diversi corpi di fabbrica, include la cosiddetta volta picta, passaggio voltato a botte, ornato da decorazioni cinquecentesche. Sul lato opposto, segnalato dall'alta e merlata torre del Popolo (alla base, lapide con misure utilizzate ad Assisi nel '300), è il duecentesco palazzo del Capitano del Popolo, falsato da un intervento novecentesco. Accanto, il pronao a colonne scanalate, con capitelli corinzi, trabeazione e frontone, del tempio di Minerva, slanciato edificio del I sec. a.C., trasformato in chiesa (S. Maria sopra Minerva) nel 1539; I'interno è barocco.

Pinacoteca comunale. Sistemata al pianterreno del palazzo dei Priori, raccoglie affreschi staccati da edifici di Assisi e del territorio e dipinti di scuola giottesca dal sec. XIV al sec. XVI. Tra gli affreschi, grande composizione ispirata alla cultura cavalleresca, proveniente dal palazzo del Capitano del Popolo (c. 1282); croce dipinta di maestro giottesco; Madonna col Bambino e S. Francesco, frammento di Puccio Capanna (1314); Maestà di scuola giottesca di eccezionale qualità (prima del 1305). Inoltre, opere del ‘400 e ‘500 umbro di Ottaviano Nelli (Madonna in trono), Niccolò Alunno (gonfalone della Madonna della Carità), Andrea d'Assisi, Tiberio d'Assisi, Dono Doni.

Chiesa Nuova. La barocca chiesa (1615) sorge su interessanti resti di costruzioni medievali (accessibili) che la tradizione indica come appartenute al padre di S. Francesco, Pietro Bernardone. Nel vicolo dietro la chiesa è l’oratorio di S. Francesco Piccolino piccolo e rustico ambiente a pianterreno dell’edificio abitato dai genitori del santo, dove, sempre secondo la tradizione, la madre Pica si sarebbe recata a partorire sulla paglia. L’interno, trasformato in luogo sacro dopo la metà del ‘200, conserva frammenti di affreschi sovrapposti dei sec. XIV e XV.

Il Duomo e l'area romana; S. Chiara e borgo S. Pietro

Dal Duomo ci si inoltra nell'area che più chiaramente porta i segni dell'età romana fino alla basilica di S. Chiara, ricca d’importanti opere d'arte. Borgo S. Pietro è un caratteristico quartiere tardomedievale che si sviluppa nello spazio terrazzato tra la cerchia più antica e le mura trecentesche.

Via S. Rufino. Ripida e tortuosa, conserva nonostante i rifacimenti un forte carattere medievale. Da piazza del Comune sale tra case antiche a piazza S. Rufino ornata da una fontana duecentesca sul fondo, imponente, la facciata del Duomo.

Duomo. Dedicato al patrono, S. Rufino, fu eretto a partire dal 1134 nel luogo in cui sorgeva una basilica del sec. XI e consacrato nel 1228. Maestosa e austera la facciata romanica, con tre portali riccamente scolpiti e tre rosoni circondati da rilievi. L'accompagna una possente torre campanaria, appartenente alla preesistente basilica e innalzata su una cisterna romana. L'interno, a tre navate su pilastri, con cupola, fu rinnovato nel 1571-85 da Galeazzo Alessi, stucchi seicenteschi del ticinese Agostino Silva. Ai lati del portale maggiore, statue di S. Francesco di Giovanni Dupré (1882) e di S. Chiara di Amalia Dupré (1888). All'inizio della navata destra è I'antico fonte battesimale, con una mostra ottocentesca in terracotta; segue la barocca cappella del Sacramento, del 1663. All'ultimo altare della navata destra, Cristo in gloria di Dono Doni (1550), autore anche di due pregevoli opere nel presbiterio (Crocifissione e Deposizione dalla Croce; 1563). Nell'abside, coro ligneo del 1520; la parete della navata sinistra poggia su un muro romano, parzialmente rimesso in luce.

Museo del Duomo. Vi si accede per un corridoio adiacente alla navata destra, ove sono sistemati capitelli e frammenti architettonici romanici della preesistente basilica accoglie arredi e paramenti sacri, codici miniati, affreschi staccati dall'oratorio di S. Rufinuccio (sec. XIII) e da altre chiese della città. Tra i dipinti, opere di Puccio Capanna, Pace di Bartolo, Dono Doni, Matteo da Gualdo e un trittico di Niccolò Alunno (1470). Dall'esterno del Duomo si può accedere anche alla cripta della chiesa primitiva con resti di affreschi dei sec XI-XII e un sarcofago romano scolpito del sec. III

Via S. Maria delle Rose. Lungo la caratteristica via, che parte di fronte al Duomo, si incontra il romanico palazzo dei Consoli (1225). Una piazzetta ombreggiata da tigli accoglie l’ex chiesa di S.Maria delle Rose, di antica fondazione ma più volte trasformata.

Porta Perlici. Aperta nelle mura medievali, al termine della tortuosa via omonima che si stacca da piazza S. Rufino, risale al sec XII: ha un duplice arco interno e stipiti formati da massi umbro-romani. Il quartiere adiacente, caratteristico per le antiche case, specialmente lungo la via del Comune Vecchio, conserva la planimetria a reticolato della città romana e alcuni interessanti resti archeologici tra cui quelli dell'anfiteatro (veduta d`insieme da una terrazza accessibile da via Anfiteatro), dei primi tempi dell'impero e del coevo teatro (tre arcate in via del Torrione). Dall'anfiteatro, vista, sulla destra, della Rocca Minore, detta Rocchicciola, eretta nel 1367 sull'estremità nord-orientale delle mura urbiche.

Rocca Maggiore. La fortezza medievale, fatta ricostruire nel 1367 dal cardinale Albornoz, si erge su un picco roccioso che domina Assisi e la valle: vi si sale per una strada che si inerpica da porta Perlici. Consta di una cinta trapezoidale con torri angolari e del cassero con l'alta torre quadrata del mastio (panorama sulla Valle Umbra). Interessante è la visita delle varie parti dell’interno.

Basilica di S. Chiara. Superata la medievale portella di S. Giorgio, prospetta su una vasta piazza, con panorama sulla Valle Umbra (a destra si riconoscono l'abside e il campanile di S. Maria Maggiore). La chiesa, eretta in pure forme gotiche nel 1257-65, ha una sobria facciata in pietra locale a bande bianche e rosa, con unico portale a tutto sesto e rosone centrale; al lato sinistro si appoggiano tre grandi archi rampanti ( 1351 ). A fianco, affacciato alla valle, è l'antico monastero delle Clarisse (di clausura: non si visita), ampliato nei sec. XIV-XVI.
Il severo interno, a una sola navata scandita da quattro alte campate gotiche, conserva affreschi, nella volta sopra il presbiterio e nei transetti, e dipinti, tutti della fine del '200, tra cui: nel transetto, icona raffigurante S. Chiara e storie della sua vita (a destra); Madonna (a sinistra); Crocifisso su tavola, nell'abside, attribuito al Maestro di S. Chiara. Dalla navata si passa a destra nella cappella di S. Giorgio, divisa da una vetrata a formare la cappella del Sacramento, impreziosita da affreschi umbri di scuola giottesca (Madonna col Bambino, di Puccio Capanna) e da tavole trecentesche; al centro della vetrata, Crocifisso del sec. XII che, secondo la tradizione, parlò a S. Francesco in S. Damiano; a destra, al di la della grata, altre reliquie Francescane. Nel sotterraneo della chiesa, cripta neogotica (1851-72), con l’urna che custodisce il corpo della santa, trovato nel 1850 sotto l'altare maggiore.

Piazza del Vescovado. Vi sorge la chiesa di S. Maria Maggiore (vedi sotto); dall'adiacente giardino si scorgono i resti della cinta romana. A fianco della chiesa è il palazzo Vescovile, ricostruito nel '600, dove S. Francesco fece la rinuncia dei beni patemi.

S. Maria Maggiore. Primitiva cattedrale di Assisi, ubicata fuori dal recinto di mura, fu fondata nel sec. X sopra un edificio romano e rinnovata nel XII. Romanica, presenta una semplice facciata scandita da lesene in tre comparti; notevole è l’abside semicircolare. Nell’interno, resti di affreschi di sec. XIV e XV.

S. Pietro. La chiesa, romanico-gotica, fondata nel sec. X e ricostruita nel corso del '200, sorge ai margini dell'omonimo quartiere popolare di formazione trecentesca; la facciata ha tre portali (quello mediano con due leoni e stipiti decorati) e altrettanti rosoni. All’interno, a tre navate su pilastri, con abside semicircolare e singolare cupola, lungo le pareti e in controfacciata, monumenti funebri trecenteschi; in una cappella a sinistra dell'abside, frammenti di affreschi dei sec. XIII-XIV. Dal piazzale antistante alla chiesa, panorama sulla conca di Assisi; a poca distanza è porta S. Pietro del sec. XIV, con merlatura guelfa.

 

I luoghi francescani esterni alla città

Fuori dalla cerchia urbana, i suggestivi luoghi del francescanesimo primitivo: il convento di S. Damiano, I’eremo delle Carceri, nel verde del monte Subasio come i resti dell'abbazia di S. Benedetto, e la basilica di S. Maria degli Angeli, nella piana, circondata dalla moderna conurbazione che ne porta il nome

S. Damiano. Fuori da porta Nuova, circa a km 2.5 a sud del centro storico, il semplice organismo conventuale sorse attorno a un oratorio campestre, dove, secondo la tradizione, nell'estate del 1205 il Crocifisso (oggi in S. Chiara) parlò a S. Francesco; nel 1212 vi si insediarono S. Chiara e le sue compagne. Precede il convento un portico, sulla destra del quale si apre la cappella di S. Girolamo, affrescata da Tiberio d'Assisi (1517-22). Nel semplice interno della chiesa, a navata unica, in una cappella a destra, Crocifisso ligneo di fra' Innocenzo da Palermo (1637); nell'abside, affreschi degli inizi sec. XIV e coro ligneo di primi anni del '500. Di qui per un vestibolo, con un affresco di Pier Antonio Mezzastris (Crocifissione, 1482), si passa nel coro delle Clarisse. Si visita quindi parte del convento: il giardinetto di S. Chiara, sotto il quale S. Francesco compose il "Cantico delle creature"; l'oratorio di S. Chiara, il dormitorio ove morì la santa; il chiostro con affreschi di Eusebio da S. Giorgio (1507); il suggestivo refettorio, affrescato da Dono Doni (sec. XVI).

S. Maria di Rivotorto. A circa Km 3.5 a sud-est, presso la statale verso Foligno, la chiesa è ricostruzione neogotica (1853) del primitivo edificio (sec. XVII), sorto attorno al tugurio ove S. Francesco e i suoi primi compagni dimorarono dal 1208 al 1211, quando ebbe inizio l'Ordine dei Minori.

Eremo delle Carceri. In una selva fitta di querce e lecci, a m 791 sulle pendici del monte Subasio, si trova a km 4 a est, uscendo da Porta dei Cappuccini per una strada panoramica che sale tra ulivi. Luogo di ritiro di S. Francesco e dei primi compagni, nel 1426 S. Bernardino da Siena vi eresse un piccolo convento. Si visitano la chiesetta, I'oratorio primitivo, raccolto ambiente in parte scavato nella roccia, e la "grotta di S. Francesco", luogo di riposo e di meditazione del santo. Suggestiva è la passeggiata nel bosco, ove si aprono grotte di eremiti.

Abbazia di S. Benedetto. Più avanti (m 729), sulla stessa strada dell'eremo delle Carceri, fu fondata forse nel sec. X. Dell'antico edificio, distrutto nel 1399, rimangono le mura perimetrali, la parte absidale e la bella cripta del sec. XI. Proseguendo ancora si raggiunge (km 11.5) la vetta del monte Subasio m 1290, con ampie praterie legate all'antica pratica della pastorizia e numerose doline carsiche. Ampio panorama fino al lago Trasimeno, al monte Amiata e all'Appennino umbro-marchigiano.

S. Maria degli Angeli. Si trova a km 5 da Assisi, nella piana (m 218) ai piedi della città: se ne ha una bella vista scendendo dal centro storico. La basilica, uno dei maggiori santuari d'ltalia, sorge nel luogo in cui S. Francesco fondò l'ordine (1208), dimorò di frequente e morì. Il monumentale edificio rinascimentale, dall'alta elegante cupola, fu eretto tra il 1569 e il 1679 su progetto di Galeazzo Alessi; ebbe ricostruito il piedicroce nel 1840 e una nuova facciata baroccheggiante nel 1928. L'interno, ampio e solenne, è a tre navate su pilastri dorici, con cappelle laterali (tele sei-settecentesche) e profondo coro. Sotto la cupola è la cappella della Porziuncola, semplice oratorio dei sec. X-XI, decorato all’esterno di affreschi del '300 e '400, tra i quali, alla parete absidale, Crocifissione di Pietro Perugino, ridipinta nel 1830 (l’affresco sulla fronte è di Friedrich Overbeck, 1829); nel nudo interno, annerito dal fumo delle lampade, ancona di llario da Viterbo (1393). Nel presbiterio a destra, è la cappella del Transito, la cella ove Francesco morì la sera del 3 ottobre 1226, nell'interno, affreschi di Spagna (1520 c.), statua di S. Francesco di Andrea della Robbia e, in una teca sopra l'altare, la corda che cingeva i fianchi del santo. Sotto il nuovo presbiterio, moderna cripta (1968) ove sono visibili muri di fondazione e resti del pavimento della Casa del Comune, ove si radunavano i frati ai tempi di S. Francesco ( 1221 ); all'altare, dossale di Andrea della Robbia. Si visitano inoltre, sulla destra della basilica, il celebre roseto, con rosai senza spine, la cappella delle Rose, affrescata da Tiberio d'Assisi (1506-16), la cappella del Pianto, restaurata nel 1926. Nel refettorio dell'antico e suggestivo conventino, (sec. XIV)) è allestito un Museo con paramenti sacri, oggetti liturgici e opere d'arte dei sec. XIV-XVIII, tra cui ritratti di S. Francesco di Cimabue e del Maestro di S. Francesco (sec XIII), Crocifisso di Giunta Pisano (1236-49) e una piccola raccolta etnografica.