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Pisticci
Pisticci è un comune di 17.855 abitanti della provincia di
Matera.
Toponimo e Stemma
L'ipotesi più probabile vuole che l'etimologia del nome
Pisticci derivi dal greco Pistoikos, luogo fedele (da pistis,
fede, e oikos, luogo). Infatti, durante la guerra tra Taranto
e Roma nel 291 a.C., Pisticci fu l'unica città metapontina che
rimase fedele a Taranto, da qui il nome di luogo fedele, poi
latinizzatosi in Pisticium.
L'altra ipotesi è che il nome derivasse dal tardo latino
Pesticium o dal basso franco Pestiz che significano terreno
pascolativo. Quest'ipotesi è tuttavia screditata dal fatto che
la vegetazione presente sulla collina non è molto adatta al
pascolo, il che non giustificherebbe l'aver dato il nome alla
città per una tale caratteristica.
La M e la P presenti sullo stemma cittadino ricordano il fatto
che Pisticci gravitasse nell'area di influenza di Metaponto e
anche la spiga di grano ne è un simbolo: infatti la spiga era
il simbolo stesso di Metaponto ed era effigiata sulle monete
della colonia greca. Il primo stemma cittadino era costituito
dalla sola spiga ed è situato sul basamento dell'altare della
chiesetta rurale di San Vito.
Geografia
Il territorio di Pisticci si estende per 23.000 ettari ed è
compreso tra i fiumi Basento, a Est, e Cavone, a Ovest, che
separano il territorio pisticcese rispettivamente dai comuni
di Bernalda e Montalbano Jonico.
Le tre colline su cui sorge il centro storico, Serra Cipolla,
San Francesco e Monte Como, sono situate nella parte
occidentale, dove il terreno è prevalentemente argilloso e i
versanti delle colline sono caratterizzati da profonde
scanalature, i calanchi.
A causa della natura del terreno, Pisticci è stata spesso
interessata da fenomeni di dissesto idrogeologico e frane.
Nella parte orientale del territorio invece, si estende un
altopiano che digrada dolcemente verso la pianura metapontina
e verso gli 8 km di costa, limite comunale sul mar Jonio.
Storia
I primi insediamenti in territorio di Pisticci risalgono al X
secolo a.C., ad opera degli Enotri, e sono testimoniati da
diverse necropoli.
Successivamente l'area venne colonizzata dai Greci e Pisticci
divenne un importante centro del territorio di Metaponto. Tra
il V e il IV secolo a.C. vi visse e operò il cosiddetto
Pittore di Pisticci, primo ceramografo italiota ad aver
adottato la produzione di vasi a figure rosse. Successivamente
alla sconfitta di Taranto, Pisticci passò sotto la dominazione
romana e diventò un importante centro agricolo.
Intorno all'anno 1000 i Normanni costituirono il feudo di
Pisticci, posseduto in successione dai Sanseverino, dagli
Spinelli, dagli Acquara e dai De Cardenas. Sempre nello stesso
periodo, i Benedettini fondarono il cenobio di Santa Maria del
Casale, poco distante dall'abitato, sui resti di un antico
insediamento basiliano.
Nel 1565 in località Scannaturchi (così nominata proprio dopo
l'evento) si combatte una battaglia tra Pirati Saraceni e un
manipolo eterogeneo di pisticcesi, professionisti, chierici e
contadini. In questi decenni le invasioni dei pirati sono
molto frequenti e per questo nel territorio metapontino viene
costruita una rete di torri di avvistamento.
Nel Seicento l'abitato contava circa 6000 abitanti e
comprendeva i rioni Terravecchia, Santa Maria dello Rito (oggi
Loreto), Osannale, Santa Maria del Purgatorio e Casalnuovo. La
notte del 9 febbraio 1688, a seguito di un'abbondante
nevicata, una frana di enormi proporzioni fece sprofondare i
rioni Casalnuovo e Purgatorio, causando circa 400 morti. Dopo
la frana la popolazione rifiutò l'offerta del conte De
Cardenas, sotto la quale si nascondeva una grossa
speculazione, di spostare l'abitato più a valle, dove
sarebbero state costruite nuove case per gli abitanti, che in
cambio avrebbero dovuto pagare tasse supplementari al conte.
Sul terreno della frana furono quindi costruite 200 casette in
filari, tutte uguali, bianche, a fronte cuspidata. Il nuovo
rione prese significativamente il nome di Dirupo, a ricordo
della frana.
Nei primi anni dell'Oottocento fu particolarmente cruenta
l'azione del brigantaggio in tutto il territorio. Nel 1808 fu
soppresso il regime feudale e nel 1861, entrata a far parte
del regno d'Italia, Pisticci diventò municipio: il primo
sindaco fu Nicola Rogges. A cavallo tra l'Ottocento e il
Novecento si ebbe la prima grande ondata migratoria,
soprattutto verso le Americhe.
Durante il periodo del fascismo, Pisticci concorse con Matera
per divenire capoluogo provinciale, titolo assegnato alla
città dei sassi nel 1927. Nel territorio di Pisticci fu
realizzato dal regime un campo di confino per antifascisti,
che furono impiegati per disboscare e bonificare la malarica e
paludosa pianura metapontina. In onore di Guglielmo Marconi
questo campo venne chiamato "Villaggio Marconi" ed oggi è la
popolosa frazione di Marconia, che ospita circa la metà
dell'intera popolazione comunale e che si è molto sviluppata
in seguito ad una grande speculazione edilizia tra gli anni
'60 e '70 del Novecento.
Dopo la prima e la seconda guerra mondiale, ci fu nuovamente
una forte emigrazione verso il Nord America e la Germania. A
metà del Novecento a Toronto si era formata una comunità di
oltre 5.000 pisticcesi.
Nel 1975, a seguito di forti piogge, franò una parte del rione
Croci, a molti abitanti di quel quartiere fu assegnata una
casa a Marconia, il che favorì la speculazione edilizia nella
frazione.
Dagli anni '80 fino alla fine degli anni '90 il centro storico
ha subito un notevole spopolamento soprattutto dei rioni più
antichi, i cui abitanti hanno preferito trasferirsi nella
frazione Marconia, che, notevolmente cresciuta ha iniziato ad
aspirare all'indipendenza amministrativa, tuttavia osteggiata
dalla gran parte della popolazione residente nella frazione
stessa. Nei primi anni del XXI secolo, tuttavia lo
spopolamento del centro storico si è sostanzialmente fermato e
il flusso demografico risulta in controtendenza rispetto agli
anni precedenti.
Il 27 aprile 1991 Papa Giovanni Paolo II, in Basilicata,
visitò Pisticci dove incoronò la statua di Santa Maria la
Sanità del Casale, conservata nell'omonima Abbazia.
Pisticci è uno dei cento comuni della "Piccola Grande Italia".
Dialetto
Il dialetto pisticcese è un tipico dialetto meridionale
dell'area lucana, di derivazione prevalentemente greca e
latina con influenze di spagnolo e francese derivanti dalle
varie dominazioni subite.
É definito un dialetto cantante perché caratterizzato da una
fonetica che inclina spesso alla cantilena.
Il dialetto stretto non viene quasi più parlato, sostituito
dalla forma inflazionata dall'Italiano presente oggi.
Rimangono tuttavia molti elementi del dialetto puro,
soprattutto alcuni termini o forme verbali.
Pisticci in dialetto di dice Pstizz.
Cucina
La cucina tradizionale è la tipica meridionale: piatti
semplici della tradizione contadina con pasta fatta in casa,
verdure e ogni cosa commestibile producibile dal maiale.
I tipi di pasta tipici sono le tapparédde (a forma di rombo),
i rucchélé (ruccoli, gnocchetti concavi), i tagghiariédde
(tagliolini), maccheroni ai ferri e orecchiette.
Le verdure tipiche sono feve e cicorie, lambasciùne
(cipolline).
I dolci tipici natalizi sono le pettole, le ‘ncartagghiate (cartellate),
i porcedduzzi (porcellini).
Link
www.pisticci.net
www.rioneterravecchia.com
www.marconia.it
www.allelammie.org
Fonte: Wikipedia.org.
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