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Melfi
Melfi è un comune di 17.138 abitanti della provincia di
Potenza. nel territorio
circostante, le colture principali sono i ricchi seminativi ed
estesi boschi di castagni (alle falde del vulcano spento Monte
Vulture) utilizzati tradizionalmente per la conservazione
dell'apprezzato vino rosso, l'Aglianico del Vulture DOC, i cui
vigneti prosperano soprattutto nei comuni limitrofi di Rionero
Barile Rapolla Atella Ripacandida. Recentemente nella Frazione
S. Nicola è stato stabilito un distretto industriale dove tra
l'altro si è installata una delle maggiori fabbriche della
FIAT auto.
Storia
Le Origini storiche di Melfi, seppur sicuramente remote, sono
avvolte nel silenzio delle fonti. Nel nome si ritrova la
radice italica malp-, o melph-, probabilmente il nome di una
divinità legata al culto delle acque. La sua collocazione
strategica rende probabile che una roccaforte vi sorgesse già
in tempi preromani; si trova infatti sulla direttrice che dal
mare adriatico passa sotto le antiche città di Canosa,
Lavello, poi dopo Melfi si dirige verso l'interno montagnoso.
Il luogo inoltre è formidabilmente fortificato dalla natura,
ricco di acqua e fertile. Alcuni ritrovamenti di tombe in
un'area adiacente al castello, ora esposte nella sezione
Preromana del Museo Nazionale del Melfese, e sulla collina dei
Cappuccini, ora esposte a Taranto, sembrano confermare questo
assunto. L'abitato di Melfi risulta incluso in epoca romana
nel territorio della Colonia di Venusia, fondata nel 291 a.C..
Dopo la caduta dell'Impero Romano l'area diventa ancora più
importante, sulla cerniera fra i possedimenti dei Bizantini
nell'italia meridionale e i territori Longobardi; La posizione
si rivela vitale per il controllo delle ricche città costiere
della Puglia, come Canosa, Trani, Il grande Santuario del
Monte S. Angelo. Queste località sono, con buona visibilità,
perfettamente visibili da una collina a poche centinaia di
metri dal castello. La lotta che si svolge fra i Bizantini e I
Longobardi del Principato di Benevento e di Salerno vede Melfi
passare di mano numerose volte. All'inizio dell'XI secolo
fanno la loro apparizione in meridione delle bande di
mercenari composte da Normanni, fra tutti i celebri Rodolfo
Drengot, che diviene conte di Aversa e i membri della Famiglia
Hauteville (Altavilla) Nel settembre del 1042, Guglielmo
Braccio di Ferro e gli altri capi normanni si rivolgono al
duca longobardo Guaimario di Salerno per ottenere il
riconoscimento ufficiale della conquista del territorio di
Melfi. In cambio accettano di prestare omaggio come vassalli.
Ansioso di ostacolare i tentativi espansionistici di un altro
Normanno, Rainolfo d'Aversa, Guaimario ratifica (1043)
l'alleanza con gli Hauteville. Il territorio di Melfi viene
assegnato a dodici "condottieri", cioè dodici baroni,
indipendenti l'uno dall'altro, che governano in modo
collegiale, e giurano di prestarsi assistenza reciproca.
Ognuno deve erigersi un palazzo in un differente settore di
Melfi, che resterà però indivisa. I feudi vengono attribuiti a
seconda del rango e del merito: Ascoli Satriano spetta a
Guglielmo, Venosa a Drogone e così via. Guglielmo d'Altavilla,
che si fregia del titolo di conte già dal 1042, sposo della
nipote del duca di Salerno, è comunque fin dall'inizio in
posizione dominante. La Famiglia degli Altavilla parte da qui
alla conquista dell'intero meridione d'Italia e della Sicilia,
ma alla contea di Melfi, pur passata in secondo piano, rimarrà
il ruolo simbolico di "culla dei Normanni". Questa è il
l'Epoca Aurea di Melfi, che da piccolo castello si ritrova
capitale, sia pure secondaria, di uno dei regni più potenti
del Mar Mediterraneo; nel castello, grazie alla circostanza
che i Normanni, conquistato tutto il meridione d'Italia, per
ottenerne l'investitura si dichiarano vassalli del Papa,
vengono tenuti quattro Concili Papali tra il 1059 e il 1101, e
nel 1089 vi viene bandita la Prima Crociata.
L'imperatore Federico II, rampollo della casa sveva da parte
di padre e della famiglia reale degli Altavilla da parte di
madre, pur prediligendo gli agi di Palermo non dimenticò
Melfi, culla prestigiosa del regno Normanno nel meridione
d'Italia. La regione inoltre era particolarmente adatta per il
suo svago preferito, La Falconeria. Federico utilizzò il
castello come tesoreria regia, come deposito delle riscossioni
effettuate in Basilicata, nonché come prigione, visto che il
saraceno Othman di Lucera vi fu incarcerato e dovette pagare
50 once d’oro per riacquistare la libertà. Nel 1232 vi ospitò
il marchese di Monferrato e sua nipote Bianca Lancia, la donna
da cui ebbe il "bastardo" Manfredi; nel 1241, vi trattenne
come prigionieri di riguardo due cardinali e numerosi vescovi
francesi e tedeschi che avrebbero dovuto partecipare ad un
Concilio convocato dal Papa per deporlo. L'episodio più famoso
è ovviamente la promulgazione nel 1231 del codice unico di
leggi per L'intero regno di Sicilia, opera di grandissima
importanza nella storia del diritto. Il codice, Opera
principalmente del Protonotario e Logoteta Pier delle Vigne,
ma con contributi di tutta la corte e dello stesso sovrano, ha
il nome ufficiale di "Constitutiones Regni Utriusque Siciliae",
ma è più celebre come "Costituzioni di Melfi". A seguito della
Battaglia di Benevento poi della battaglia di Tagliacozzo e
della distruzione degli Hohenstaufen, La famiglia di Carlo d'Angiò
si installa da padrona nel Regno, facendo di Napoli la nuova
capitale e tagliando netto col passato normanno-svevo. Melfi
ormai scivola sempre più in secondo piano anche se il castello
viene potentemente rinforzato. Nella zona infatti i partigiani
degli Hohenstaufen sono infatti ovviamente molto attivi, e
causano molti fastidi agli angioini, facendo leva sul
sentimento popolare e sulla scarsa simpatia riscossa dagli
avidi "francesi" Tra Angioini e Aragonesi la partita venne
giocata prevalentemete sul mare e sul versante tirrenico, ma
Melfi rimase comunque un ricco territorio da assicurarsi. Nel
castello si tennero alcune riunioni durante la sanguinosa
Rivolta dei Baroni contro re Ferrante D'Aragona e suo figlio
il Duca di Calabria. Nel Corso della Guerra Fra Francia e
Impero, il 23 marzo 1528 Melfi subì il sanguinoso assedio
mossole dall'esercito francese Di Pietro Navarro e del Lautrec,
che respinto una prima volta, ritornò all'attacco con le
artiglierie e irruppe prima nella cerchia muraria urbana, poi
nel castello, massacrando gran parte della popolazione. La
città, saccheggiata e bruciata, fu abbandonata per mesi e si
dovette ricorrere a speciali incentivi per ripopolarla. Ancora
oggi vive nel folklore melfitano la leggenda della eroica
impresa di Ronca Battista. A seguito di questi eventi, la
città perse definitivamente di importanza; Il titolo di Duca,
poi principe di Melfi, fu assegnato dal vincitore Carlo V ad
Andrea Doria, i cui discendenti lo tennero, insieme al
castello, fino al 1950. Alcune industrie, sorte in località
San Nicola, hanno contribuito allo sviluppo della città,
culminato con la scelta di localizzare nella stessa area
industriale un grande stabilimento FIAT. In caso di ulteriore
ampliamento del numero delle provincie in Italia, la città di
Melfi è stata prescelta come terza provincia lucana dopo
Potenza e Matera. Un decreto legge passato all'esame di Camera
dei Deputati e Senato potrebbe consentire alla città e alle
zone limitrofe ulteriore sviluppo economico e culturale.
Il Castello di Melfi
Se è ragionevole pensare che una posizione formidabile come
quella occupata dall'attuale castello non potesse sfuggire
agli antichi è anche vero che nessuna traccia di costruzioni
romane o longobarde o bizantine (di cui sappiamo però
perfettamente che occuparono l'area) è oggi visibile. La prima
fase costruttiva di cui restino chiare tracce è quella
Normanna. Il castello doveva allora assomigliare a molti altri
castelli normanni ancora visibili: un recinto rettangolare con
torri quadrate agli angoli e alcune rompitratta, probabilmente
due torri ravvicinate a rinserrare la porta. Strutture di
epoca normanna si riconoscono in uno dei due grossi corpi di
fabbrica interni, trasformato tra XVI e XVIII secolo in
palazzo baronale mediante la chisura con diaframmi murari
degli spazi esterni tra torre e torre: in pianta ciò è
perfettamente visibile. In questo periodo aureo per Melfi nel
castello si svolsero quattro concili papali tra 1059 e 1101 e
fu formalmente bandita la prima crociata nel 1089. Roberto il
Guiscardo vi confinò la prima moglie Alberada, ripudiata per
sposare Sichelgaita, sorella del principe di Salerno.
Nonostante I numerosi soggiorni non è oggi visibile nessuna
particolare costruzione ascrivibile al peiodo Svevo, il cui
principale rappresentante Federico II Hohenstaufen rivolse la
propria frenetica attività costruttiva altrove: Il castello
della madre bastava evidentemente ai suoi scopi.
Dopo la Fine della Casa Sveva e L'avvento degli angioini
inizia il secondo grande momento costruttivo del castello di
Melfi; Ad opera dei capimastri Riccardo da Foggia, Jean de
Toul e Pierre d’Angicourt viene costruito tutto il lato del
castello affacciato sulla vertiginosa pendenza della valle del
torrente Melfia, scaglionato a diverse altezze sul pendio, che
conferisce al castello il suo caratteristico aspetto attuale.
Il castello, anche se Melfi dopo l'esecuzione di Corradino di
Svevia si avviava a perdere definitivamente la sua importanza,
rimase roccaforte reale e fu anzi prescelto come residenza
ufficiale della moglie di Carlo D'angiò..
Gli Aragonesi affidarono il castello alla famiglia Caracciolo
che ne ricostruì completamente il fronte verso la città: fu
scavato un profondo fossato secco con scarpa e controscarpa
parzialmente in muratura, in vista dell'utilizzo delle
artiglierie. Più indietro, ma ben visibili dall'abitato, le
alte torri Dei Cipressi e dell'Orologio non hanno già più
funzione strettamente militare, prefigurando l'utilizzo del
castello come residenza baronale di prestigio. Nel castello si
tennero alcune riunioni durante la sanguinosa Rivolta dei
Baroni contro re Ferrante D'Aragona e suo figlio il Duca di
Calabria.
A queste vicende, ai numerosi e violentissimi terremoti, e al
lungo disinteresse della famiglia Doria per la gigantesca
fortezza si deve lo stato in cui il castello versava fino a
pochi anni fa; un grandioso guscio vuoto, simile ad una nave
arenata che si sta sfasciando sugli scogli, ai bordi
dell'abitato. I recenti, lunghissimi e indispensabili restauri
stanno rendendo accessibile un numero sempre maggiore di
stanze, e la collocazione della sezione preromana del Museo
Nazionale del Melfese nell'antico nucleo normanno gli rendono
finalmente un ruolo di importante attrazione turistica e
oggetto di studi.
Altri monumenti di Melfi
Non molti monumenti antichi restano nel centro di Melfi,
squassato da innumerevoli terremoti. Il più notevole è
certamente il Campanile della cattedrale, opera datata e
firmata, in una lapide ancora visibile in situ da Noslo di
Remerio nel 1153. Notevolissime le decorazioni a tarsia bianca
e nera realizzate in lava e pietra di Trani. La stessa
Cattedrale conserva una Madonna di stile bizantino di incerta
datazione e provenienza (il muro su cui è appoggiata non è
antico) e una notevole collezione di arredi lignei barocchi.
L'attuale costruzione è il risultato di innumerevoli
rifacimenti e non è facile distinguere le diverse fasi
costruttive. L'unica certezza è che non è antica quanto il
campanile. Accanto alla Cattedrale il monumentale complesso
del Palazzo Vescovile, uno dei più belli d'Italia, opera del
sec. XVIII, omogenea e ben conservata. Le mura, nella forma
attualmente visibile di epoca angioina (1277-1281), includono
resti Svevi (porta Venosina) e forse Normanni (porta Troiana)
e addirittura tardoromani (porta Calcinara). Il circuito segue
l'orlo del pianoro su cui fu costruita la città, cinto da ogni
parte da scoscendimenti, a tratti da veri e propri precipizi.
Rimase intatto fino al terremoto del 1930 quando per portar
via le macerie fu distrutto il tratto che includeva la porta
del Mercato. Poche piccole chiese conservano ancora resti
antichi, confusi e poco leggibili. Ben altra importanza hanno
le Chiese Rupestri, spesso molto antiche, sparse nella
campagna intorno al nucleo antico, come la chiesetta della
Madonna delle Spinelle, le chiesa di Santa Margherita, Santa
Lucia in contrada Giaconelli. Altre chiese sono state scoperte
recentemente e forse altre attendono ancora.
Link
www.comune.melfi.pz.it
www.melfi.info
Fonte: Wikipedia.org.
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